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NORMATIVA |
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Memorandum della Commissione Europea |
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I
COMMENTO AL MEMORANDUM SULL'EDA 21/6/2001
Scarica il memorandum sull'EdA in formato
PDF Il commento che segue intende essere un contributo alla discussione concordato tra la Sezione Educazione Permanente dell'IRRE Emilia Romagna e l'Ufficio Sviluppo delle Politiche di Integrazione tra Sistemi Formativi - Assessorato alla Scuola, Università, Formazione, Lavoro, Pari Opportunità. - Regione Emilia-Romagna - PREMESSA Le note che seguono sono il frutto di
una verifica effettuata sul territorio, in maniera integrata, formazione
ed istruzione, in occasione della informazione/formazione congiunta
degli operatori e docenti, relativamente alle nuove politiche
sull'Educazione degli Adulti, prevista dalle recenti normative
comunitarie e nazionali. COMMENTI Il Memorandum è un documento condiviso e apprezzato in modo generalizzato, sotto l'aspetto concettuale. D'altra parte in questa Regione sono dieci anni che si pratica il principio di una formazione allargata al recupero delle competenze sociali da parte dei target del disagio; delle competenze culturali come tutela dei diritti di cittadinanza, primo fra tutti il diritto alla formazione e all'istruzione permanente, e delle competenze di base e tecnico/professionali come esigenza di mantenimento dell'occupabilità da parte dei lavoratori e di tenuta di competitività da parte delle imprese. Tali obiettivi sono stati perseguiti dalla Formazione Professionale e dall'Istituzione Scolastica dapprima in modo parallelo e dal 1997 (anno del Protocollo d'Intesa) in modo anche integrato. Sono state inoltre perseguite modalità didattiche, dispositivi operativi fortemente innovativi, tali da rispondere a molte delle esigenze sottolineate dal memorandum: riconoscimento dell'apprendimento non formale, individualizzazione dei percorsi, didattica FAD, tutoraggio, orientamento formativo, riconoscimento di crediti formativi e professionali, ecc. Questo per sottolineare come molti principi contenuti nel Memorandum non costituiscono una novità, ma una conferma della positività delle sperimentazioni effettuate. Restano alcuni nodi da sciogliere ed alcune perplessità, proprio in virtù dei punti di forza e debolezza messi in evidenza dal lavoro svolto sul territorio ed in concreto sui potenziali fruitori di tutte le azioni di "education". Messaggio n°1 Le nuove competenze di base per tutti non sono riconducibili esclusivamente a quelle della comunicazione, della Società dell'informazione, della tecnologia. Esistono anche quelle legate allo status di cittadino-lavoratore in quanto soggetto consapevole di una realtà vissuta e da vivere, che si identificano con competenze giuridiche, economiche, aziendali, linguistiche, culturali. Il problema è legato al loro riconoscimento inteso in termini di validazione rispetto ad uno standard, alla possibilità di reciproco riconoscimento tra sub-sistemi ed al valore attribuito in termini di spendibilità da esigere una volta sul mercato del lavoro. Se questa esigibilità non si traduce in modalità occupazionali o miglioramenti di carriera, la spendibilità diventa una mera opzione di principio. Pertanto le parti sociali DEVONO essere coinvolte nel processo, rendendosi corresponsabili dei risultati e delle ricadute sul mercato. Messaggio n°2 L'investimento in risorse umane è ormai uno slogan. Per ridare senso al messaggio occorre anche qui che l'investimento produca effetti concreti sul mercato. I giovani e gli adulti competenti nei linguaggi delle TIC non hanno migliori possibilità rispetto a mercati che non sono maturi e pronti ad utilizzarli. Non ci sono molti esempi, se non limitati alle buone prassi, di imprese che sappiano utilizzare ai fini della competitività tali competenze, soprattutto nelle micro imprese, che invece sarebbero quelle che più ne avrebbero bisogno. Messaggio n° 3 Innovazione nelle tecniche di insegnamento e apprendimento. Perché si possano affrontare i nuovi compiti che un modificato e arricchito profilo professionale comporta occorre che vi sia un riconoscimento di questi cambiamenti professionali; occorre che si predispongano piani di formazione dei docenti e di formazione integrata con altri operatori che agiscono nell'EdA. Occorrono flessibilizzazioni organizzative che i regolamenti delle istituzioni ancora non contemplano del tutto, per assicurare percorsi individualizzati o personalizzati; servono strumenti di qualità per parlare di formazione on-line o a distanza; vanno preparate le figure di appoggio e la formazione deve basarsi su parametri nazionali, per non alimentare l'atomizzazione di fatto dei ruoli di tutor. La transnazionalità è un buon veicolo, ma se viene praticata anche attraverso accordi formalizzati a livello politico ( in termini di impegno) e non solo tecnico. Messaggio n°4 La valutazione dei risultati dell'apprendimento è lo snodo cruciale di tutte le iniziative del sistema dell'education. In questa Regione sono stati fatti molti passi avanti nella elaborazione di dispositivi a valenza europea, basati su standard, sui pronunciamenti delle direttive europee n°51/92 e 44/99 e su modalità integrate e condivise. Resta in ogni caso un problema aperto, in termini di coordinamento dei diversi sistemi di convalida, con alcuni aspetti legati ai dispositivi di certificazione e di cosa si deve certificare (conoscenze? Competenze?) che deve essere risolto in termini europei e non solo di aggiustamento progressivo e sincopato ai livelli che di volta in volta vengono determinati, riferiti soprattutto ai nuovi alfabeti. I dispositivi che vengono messi a punto sono pensati ancora in una logica eccessivamente frammentata: il supplemento alla certificazione; l'Europass; il curriculum vitae europeo… strumenti che tendono più a legittimare i diversi dispositivi nazionali, piuttosto che ad aggregare in un modello capace di testimoniare ad un mercato europeo ciò che ogni persona ha acquisto e capitalizzato in termini di competenze e conoscenze, in contesti e modi diversi, ma comunque riconosciuti come spendibili (perché non il Portfolio, che concettualmente registrando le diverse attestazioni, fotografa in un tempo dato la situazione di professionalità dell'individuo, passibile di successive integrazioni ed arricchimenti?) Messaggio n°5 Ripensare l'orientamento è una delle sfide nelle quali questa Regione intende investire risorse e capacità, e sulla quale ha recentemente chiesto di pronunciarsi tutti gli attori che ne hanno responsabilità: servizi per l'impiego, istruzione, formazione, mercato del lavoro, Province, esperti, centri di consulenza al cittadino, Aziende per il diritto allo studio universitario. L'orientamento visto non più solo come punto di inizio di un percorso, ma intrecciato costantemente con la lifelong learning. In tal senso il sistema integrato dell'education può fornire risposte "su misura", fornite da diversi soggetti istituzionali, a seconda del momento personale e professionale del singolo, come servizio di costante accompagnamento alla formazione della professionalità o delle abilità sociali, ma sulla base di una matrice comune, non invasiva, e fortemente raccordata con l'offerta conseguente e coerente di risposta formativa o lavorativa. Messaggio n°6 L'apprendimento offerto vicino alle proprie dimensioni di vita non si esaurisce con lo strumento tecnologico; vanno ripensati tempi di fruizione, fasce di libertà da dedicare all'aggiornamento ed alla formazione, servizi a supporto delle politiche di genere. Internet è solo una delle risposte e non serve se rimane l'unica, poiché la formazione a distanza non deve essere MAI interpretata come formazione solitaria, soprattutto per tutti coloro che sono contrassegnati da scolarità debole e debolissima. CONCLUSIONI Questi gli "umori" di coloro che hanno letto il Memorandum e hanno spesso sottolineato altri interrogativi oltre a quelli posti dal documento, nella consapevolezza che molte risposte stanno nella evoluzione di un sistema che si deve costruire ancora più in termini di cultura, mentalità, educazione, condivisione, attività e risorse dedicate che in termini di dispositivi, strumenti, norme, regole da applicare e far rispettare. In questa Regione in particolare, lo strumento per alimentare risposte condivise ed in linea con gli obiettivi europei è il recente Accordo dell'8 maggio 2001 siglato tra la Regione Emilia-Romagna, l'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna, le Province ed i Comuni dell'Emilia- Romagna, per il coordinamento ed il governo integrato dell'istruzione, della formazione professionale e della transizione al lavoro in Emilia-Romagna. Per la formazione integrata dei docenti e degli operatori dell'EdA, oltre che per la fondamentale condivisione di politiche culturali congiunte, lo strumento di riferimento è il Protocollo d'intesa firmato l'11 febbraio 2000 tra l'IRRE ER e l'Assessorato Scuola, Università, Formazione, Lavoro, Pari Opportunità della Regione Emilia-Romagna.
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