MATERIALI

RIFLESSIONI SU ESPERIENZE
DI EdA NELLE CARCERI

 
 


Un progetto per la formazione di detenuti stranieri
che dovranno rientrare in patria

di Ibrahim Osmani

(tratto dalla rivista Percorsi, Anno XII, Settembre 1999)

 

 
 


Il progetto, denominato Formazione Rientro, è rivolto a quella parte di detenuti definitivi stranieri adulti, che, una volta scontata la pena, saranno espulsi dall'Italia (oggi da tutto lo spazio Schengen) e dovranno rientrare in patria.
Gli ex detenuti sono una delle categorie sociali più deboli. Quando si tratta di stranieri la loro debolezza è peggiorata da una serie di fattori che gettano queste persone su strade senza prospettive:

1. Il primo è di tipo legislativo: a queste persone non possono essere concessi permessi di soggiorno e, di conseguenza, non c'è l'opportunità di trovare un lavoro in regola;

2. Il secondo è di tipo amministrativo - burocratico: spesso è difficile individuare la vera nazionalità dell'ex detenuto e quindi il paese verso il quale espellerlo. L'Amministrazione Penitenziaria ed altre autorità italiane hanno più volte tentato di intraprendere rapporti diretti con i consolati e le Ambasciate dei paesi d'origine delle persone scarcerate per agevolarne il rientro. Purtroppo gli esiti sono sempre stati negativi a causa della scarsa disponibilità dei paesi terzi, che spesso hanno addotto come motivazione del loro atteggiamento proprio la non certezza della nazionalità dei carcerati.

3. Il terzo motivo è di ordine socio-psicologico: il rientro coatto significa accettare da parte della persona il fallimento totale del proprio progetto migratorio; inoltre, durante la permanenza in Italia, sia fuori che dentro il carcere, la persona perde qualsiasi rapporto con il tessuto sociale e d'inserimento lavorativo del paese d'origine. Il detenuto definitivo straniero che sta scontando la pena entra in uno stato depressivo molto forte dovuto, fra le tante altre cose, all'inesistenza di spiragli per un progetto personale da realizzare una volta scontata la pena. L'unica alternativa, peraltro obbligata, è il ritorno "in strada" e l'ingresso in un percorso chiuso fatto di spaccio, di furti, di sfruttamento della prostituzione e, ovviamente, di carcere.

A nostro avviso questa realtà è due volte discriminatoria: da un lato, per gli ex detenuti che non hanno la possibilità di 'cambiare vita', e dall'altro per la società civile, che si trova a dover affrontare i problemi accresciuti o addirittura creati dalla permanenza in carcere.

L'Amministrazione Penitenziaria, gli agenti della polizia penitenziaria e gli educatori del Ministero di Grazia e Giustizia, da parte loro, si trovano a dover gestire la quotidianità, la sicurezza e la risocializzazione in strutture affollate. Data la situazione attuale, non è possibile svolgere delle azioni positive o propositive finalizzate ad un futuro reinserimento sociale. Le attività attuali sono soluzioni tampone, finalizzate a far calare la tensione all'interno delle strutture detentive.

In un simile panorama, anche la formazione professionale rivolta ai detenuti stranieri si risolve in un'attività senza sbocchi futuri per il fatto che i corsi sono finalizzati alla qualificazione di persone che verranno inseriti nel mercato del lavoro italiano una volta scontata la loro pena. Ma i detenuti stranieri saranno espulsi.

Pensare ad una formazione professionale mirata al target dei detenuti stranieri non può prescindere da alcune considerazioni:

  • Il detenuto straniero sa che, una volta scontata la pena, sarà espulso dall'Italia;
  • Se non ritornerà nel paese d'origine, così come accade nella maggioranza dei casi, non potrà comunque trovare un lavoro regolare;
  • È quindi comprensibilmente scarsa la motivazione a seguire un corso di formazione professionale finalizzato ad un inserimento lavorativo che, nella realtà, sarà impossibile;
  • I corsi di formazione organizzati in Italia sono costruiti per un mercato del lavoro europeo. Non è quindi automatico che una professionalità acquisita in Italia sia spendibile nel paese di origine del detenuto straniero.

Per raggiungere il duplice obiettivo di garantire sia il diritto ad una vita normale dopo l'espiazione della pena e sia l'applicazione delle leggi, occorre trovare un compromesso civile e garantista. In accordo con quella parte di detenuti extracomunitari con cui è possibile dialogare sulla situazione futura, occorre lavorare per aprire delle vere prospettive per il periodo successivo all'espiazione della pena. A nostro avviso, la strada da percorrere è la costruzione di corsi di formazione professionale finalizzati all'inserimento lavorativo nel paese d'origine, da frequentare durante il periodo di carcerazione.

Formazione Rientro: Lo studio di fattibilità.

L'idea base da cui parte lo studio di fattibilità Formazione Rientro è la conciliazione del diritto fondamentale alla vita normale degli ex detenuti stranieri fatta di inserimento lavorativo e di rapporti sociali e personali con il rispetto delle leggi comunitarie e italiane, tenuto conto del bisogno di sicurezza e di tranquillità delle società locali.

Oggi con la riforma della scuola e della formazione professionale e con l'istituzione dei Centri Territoriali Permanenti per l'istruzione e la formazione in età adulta (CTP) è possibile pensare a dei percorsi formativi costruiti ad hoc, con la stipula di "contratti formativi" individuali finalizzati all'acquisizione di una professionalità spendibile nel mercato del lavoro proprio del Paese in cui rientrerà il detenuto.

L'attuazione di un simile progetto di rientro "programmato", - ma al quale si aderisce in modo totalmente volontario, proprio come recita l'ordinanza 455 all'articolo 6 (Negoziazione del percorso, patto formativo)- necessita da un lato del lavoro di molte e differenti professionalità e, dall'altro lato, di una rete transnazionale che aumenti la conoscenza del tessuto economico dei Paesi terzi e che stabilisca dei canali di accesso al lavoro.

Con l'introduzione dell'ordinanza ministeriale 455/97 non è più possibile pensare il "patto formativo" solo in chiave bipolare docente - allievo. Perché il patto sia veramente tale, cioè capace di produrre crediti riconosciuti, è necessario il coinvolgimento di un terzo soggetto:

un altro ordine di scuola, un altro ente, un ufficio del lavoro, un'azienda: quello che di solito si intende con l'espressione territorio.

Con il progetto Formazione Rientro si apre una dimensione internazionale del concetto "territorio".

In questa fase del progetto i Paesi con i quali si coopererà sono il Marocco e l'Albania.

La scelta è caduta su questi due Paesi perché:

le provenienze marocchine e albanesi sono le più diffuse tra i detenuti extracomunitari presenti nei carceri italiani;

queste due provenienze hanno una forte presenza nei giri dello spaccio e della criminalità, situazioni che innescano spesso reazioni negative nella società locale.

La rete transnazionale

Per la sua natura, per i suoi obiettivi e per gli strumenti che si vogliono mettere in atto, il progetto necessita della costruzione di una rete di rapporti tra vari soggetti che, con funzioni differenti e a diverso titolo, lavorano per favorire il recupero degli ex detenuti.

L'idea che si vuole sviluppare attraverso il progetto Formazione Rientro per favorire l'inserimento sociale e lavorativo in patria degli ex detenuti rientrati, è la creazione di una rete composta da enti appartenenti alla società civile italiana, marocchina e albanese.

La creazione di una rete transnazionale è la premessa irrinunciabile alla realizzazione di un progetto di questo tipo.

Finora esiste una sola esperienza di rientro in patria volontario, realizzata attraverso il coordinamento torinese del progetto TAMPEP, progetto finanziato dalla Commissione Europea, che si occupa di informazione sanitaria e di orientamento sociale ed è rivolto alle prostitute di nazionalità non italiana. Alcune delle prostitute che hanno deciso di lasciare il marciapiede, hanno espresso la volontà di rientrare in patria. Una volta tornate, però, si sono accorte di essere rifiutate dalla società e di non avere più una rete sociale o di inserimento lavorativo a cui appoggiarsi.

La rete che si vuole instaurare ha diverse finalità:

Da una parte lo studio di fattibilità sarà finalizzato a gettare le basi per la creazione di uno sportello informativo e di orientamento oppure di una comunità di transito, nella quale si svolgano attività di informazione e di orientamento, in collaborazione con organizzazioni non governative e con il sindacato locale. Scopo di questa fase è collegare i soggetti che consentano ai rientranti di superare lo scoglio della perdita dei rapporti con la società di partenza.

Oggi non siamo in grado di giudicare quale forma (sportello oppure comunità di transito) sia la più adeguata. È pur vero che la costituzione di una comunità di accoglienza e di residenza per gli ex detenuti rientrati darebbe al progetto un alone di segregazione, per non parlare degli alti costi di gestione.

Dall'altra parte sarà chiesto ai partner stranieri di effettuare un'analisi del mercato del lavoro finalizzata all'individuazione dei settori trainanti dell'economia locale così come delle professionalità maggiormente spendibili in loco. Questo al fine di orientare in maniera adeguata la formazione professionale da realizzare in Italia, in modo da fornire adeguate opportunità di lavoro alle persone rientrate. Inoltre, sarà fondamentale capire se gli sforzi di formazione avranno uno sbocco di lavoro dipendente o autonomo: in questo secondo caso la formazione professionale dovrà essere accompagnata da un lavoro d'informazione e di pre-accompagnamento alla creazione d'impresa (società, cooperative di creazione lavoro, ecc.). Per quel che riguarda l'orientamento verso il lavoro subordinato sarà chiesto ai partner di effettuare un'analisi delle reti di collocamento, e una presa di contatto con le associazioni di categoria (imprenditori, artigiani, ecc.).

In entrambe le fasi di lavoro, ma soprattutto nella seconda, i partner stranieri avranno un'assistenza tecnica da parte di ricercatori specializzati nelle tematiche dell'analisi del mercato del lavoro e dei fabbisogni formativi e da parte di esperti in materia di creazione e animazione d'impresa.

La rete costruita avrà il ruolo di accoglienza, di orientamento e di informazione ai rientrati. Fungerà da rete di collocamento lavorativo e svolgerà un ruolo di accompagnamento alle imprese costituite.

Gli attuatori e i temi di approfondimento:

L'ente capofila dello studio di fattibilità Formazione Rientro è il Comitato Oltre il razzismo (Comitato per i Diritti Civili) al quale spetta il lavoro di coordinamento e di raccordo fra i vari partner locali e stranieri. Il lavoro di raccordo sarà svolto in collaborazione con la CGIL Piemonte soprattutto per quanto riguarda il sindacato marocchino ed eventualmente i partner albanesi.

La Rete Ricerca composta dall' Ires Lucia Morosini (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali), e dalla SRF (Società Ricerca e Formazione s.c.r.l.) in collaborazione con il C.F.P.P. (Centro di Formazione Professionale Piemontese) e con i Centri Territoriali che si riuscirà a coinvolgere, svolgerà le parti pratiche del progetto che vanno dall'analisi delle competenze e la ricostruzione del profilo culturale dei detenuti interessati al progetto, alla catalogazione di corsi di formazione professionale presenti presso le strutture detentive piemontesi, alla progettazione di percorsi formativi, all'assistenza tecnica ai partner stranieri per quanto riguarda l'analisi del Mdl e delle reti di collocamento.

L'Agenzia di Sviluppo Codex, specializzata in materia di creazione e animazione d'impresa elaborerà, in collaborazione con i formatori e partendo dalle legislazioni e regolamenti marocchini e albanesi in materia, dispense modulari comunicabili in aula per l'indirizzo dei corsisti prima del rientro.

Per superare eventuali barriere di natura culturale e/o linguistica con i detenuti ma soprattutto con i partner stranieri abbiamo pensato al coinvolgimento dell'A. M.M.C. (Agenzia Multiculturale per la Mediazione Culturale) alla quale spetta appunto il ruolo di facilitatori comunicativi e culturali.

Risultati dello studio di fattibilità:

II rapporto di ricerca "Una Formazione per il Rientro" conterrà informazioni a proposito:
- della formazione professionale svolta all'interno delle strutture carcerarie e destinata a detenuti stranieri definitivi e delle proposte per attuare una formazione finalizzata al rientro (contenuto professionale, spinta alla creazione d'impresa, informazioni sulle legislazioni nazionali in merito...);
- della forma più adeguata di informazione e orientamento finalizzate all'integrazione sociale e all'inserimento lavorativo in patria.