Il patto formativo
La prima domanda a cui rispondere è: come individuare i bisogni
formativi di un adulto detenuto?
Per l'individuazione dei bisogni della popolazione adulta che vive
sul territorio certamente non riteniamo che il CTP possa operare da solo,
ma di concerto con agenzie ed istituzioni che siano in grado di fornire contributi
di informazione e di idee. Ancor di più tale principio deve valere
all'interno del carcere ove il percorso di vita che il detenuto compie in
tale contesto è determinato dalle scelte, dai programmi e dall'impostazione
che la struttura ritiene di doversi dare e di cui la scuola è una parte.
Pertanto tale compito deve essere assolto insieme ad altre istituzioni:
l'istituto, le amministrazioni locali, le associazioni. E i docenti hanno
bisogno di interagire con altri operatori, in particolare con gli educatori
e gli agenti.
Si tratta di condividere obiettivi e metodologie e di trovare un
punto di mediazione tra l'esigenza di costruire le condizioni per percorsi
di formazione il più possibile flessibili e individualizzati e le esigenze
dell'organizzazione penitenziaria (sicurezza, vigilanza, turni di lavoro,
ecc.).
Alcune concrete esperienze di collaborazione tra docenti ed operatori
degli I.P. sono già in atto, soprattutto negli Istituti Penali Minorili,
ove possiamo parlare di una pratica diffusa di progettazione comune dei percorsi
educativi e formativi dei minori.
Ma anche in molti penitenziari per adulti sono in atto forme di
collaborazione sistematica, tese sia ad individuare le esigenze di formazione
dei detenuti, sia a concertare le attività formative tra docenti ed
operatori e a seguirne la realizzazione attraverso incontri periodici o altre
metodologie di coinvolgimento, quale, ad esempio, la partecipazione diretta
alla conduzione di iniziative.
Come impostare il patto formativo tenendo conto delle condizioni
di un adulto detenuto?
È questa la seconda domanda che si pone con forza. È
evidente che una serie di fattori condizionano sia la possibilità di
effettuare un consapevole bilancio delle competenze possedute dalla persona,
sia la disponibilità ad apprendere e a mettersi in gioco in un percorso
di formazione.
Possiamo elencare una serie di elementi condizionanti:
- lo stato di sofferenza
- la fragilità della persona
- la difficoltà a pensare ad un futuro, a fare progetti su
di sé
- la variabile tempo
- la rigidità dell'organizzazione
- le forme di relazione e il modo in cui viene vissuta
- la resistenza a creare o crearsi dei vincoli
- la diffidenza a stringere un patto.
In tale contesto la relazione con la persona adulta come elemento
chiave di un'analisi consapevole delle proprie potenzialità, dei propri
bisogni e aspettative, appare difficile da collocare e da praticare.
Si tende, di conseguenza, a praticare una strategia di facilitazione
della relazione privilegiando il lavoro con il gruppo con l'obiettivo di costruire
un progetto formativo condiviso all'interno del quale far emergere gradualmente
i bisogni individuali.
Attraverso il lavoro collettivo si cerca di creare sicurezze, concrete
esperienze di apprendimento e gratificazioni per far emergere gradualmente
quegli elementi di consapevolezza soggettiva che consentano di esplicitare
il percorso individuale, le competenze che ciascuno pensa di poter raggiungere
e gli obiettivi successivi.
In tal senso il patto formativo per essere esplicitato ha
bisogno di tempo, del tempo necessario alla maturazione consapevole di
un bisogno e della strada per soddisfarlo.
I percorsi di formazione integrata
Considerando il compito prioritario dei CTP quello di rispondere
alle esigenze di formazione della popolazione adulta più debole e disagiata,
nell'ambito delle aree di bisogni che tali categorie esprimono, emergono con
chiarezza i seguenti percorsi di apprendimento quali quelli più ricorrenti
tra gli adulti detenuti:
a) il recupero di alfabetizzazione primaria
b) l'insegnamento della lingua italiana a detenuti stranieri
c) l'acquisizione di competenze di base
d) l'acquisizione di competenze trasversali
e) i percorsi integrati di formazione lavoro
Come è evidente troviamo confermati in questo contesto il
nucleo della formazione degli adulti e i principi fondamentali che la ispirano:
- dall'insegnamento scuola-centrico all'apprendimento in tutti i
contesti e lungo tutto il corso della vita;
- la centralità dell'individuo, soggetto attivo a cui riconoscere
il diritto dell'accesso alle competenze come condizione di cittadinanza;
- la necessità di una nuova modalità di rappresentazione
del sapere che superi la visione nozionistica ed additiva delle conoscenze
e sia centrato sulle competenze;
- la necessità di concepire un percorso formativo al di là
della logica curricolare che ha la caratteristica del "tutto o niente", per
valorizzare le competenze acquisite in qualunque contesto come crediti in
un percorso che si costruisce lungo tutta la vita e di cui ogni pezzo è
importante e utile. L'educazione degli adulti si colloca in un sistema integrato
di istruzione e formazione di cui la formazione degli adulti detenuti è
parte, pertanto alcune questioni trovano soluzione nella misura in cui vengono
risolte nel contesto più generale, mentre altre, ad esempio il problema
dei percorsi integrati di istruzione e formazione professionale e quelli dell'avvio
al lavoro necessitano di interventi specifici.
Nel primo ambito si colloca la questione del riconoscimento dei
crediti formativi e della certificazione delle competenze, che si inquadrano
nella normativa che scaturisce dal "Patto per il lavoro" del '96 e del '98
e da una serie di leggi di riforma della pubblica amministrazione, degli Enti
locali, della scuola e del lavoro.
Tuttavia, nell'attesa che tali problematiche trovino una soluzione
nel più vasto ambito dell'integrazione dei sistemi di istruzione, formazione
e lavoro, si pongono concreti problemi di attuazione di progetti formativi
adeguati alla persona che vive una parte della sua vita in detenzione e che
può successivamente rientrare nel contesto sociale del territorio.
Si tratta di dare concrete possibilità all'adulto in stato
di detenzione di acquisire competenze spendibili e di trovare continuità
tra l'esperienza in carcere e fuori.
I diritti della persona vengono spesso resi impraticabili da istituzioni
che non considerano l'unitarietà della persona, ma ne sanzionano la
dissociazione e la separatezza: alcuni servizi e supporti si trovano in carcere
e non fuori o viceversa. Le relazioni che sostengono la persona in un percorso
si interrompono se i percorsi cambiano. Tutto ciò non facilita, ma
dissuade la persona svantaggiata dall'intraprendere un percorso di recupero.
Nell'ambito della scuola per rispondere ad alcuni di questi problemi
va innanzitutto risolta la questione della unificazione dell'offerta e della
gestione dei percorsi di istruzione per gli adulti, attraverso l'unificazione
all'interno dei CTP di tutti gli interventi formativi che in carcere fanno
capo al Ministero della P.L, unificando innanzitutto l'istruzione elementare
e le attività dei Centri EDA e superando l'anacronistica Scuola Elementare
Carceraria per prevedere successivamente anche l'integrazione dei corsi di
istruzione secondaria superiore.
Contestualmente va affrontato il problema dell'integrazione tra
attività di istruzione e formazione professionale che si attuano in
carcere, avviando progetti integrati nell'ambito dei CTP tra istruzione di
base, formazione professionale e istruzione tecnico-professionale e sperimentando
progetti di formazione, orientamento e lavoro.
Una delle condizioni per la realizzazione di un progetto formativo
integrato negli istituti penitenziari è la possibilità che i
diversi sistemi di istruzione e formazione dialoghino tra loro e si propongano
con criteri di unitarietà, trasparenza e trasferibilità.
Gli elementi di difficoltà attualmente sono notevoli e vanno
individuati innanzitutto nella resistenza a superare la logica dei curricoli
e dei programmi per favorire proposte formative flessibili, modulari e integrabili.
L'altro elemento di difficoltà è determinato dalla
scarsa disponibilità delle istituzioni impegnate nel settore della
formazione negli istituti penitenziari a dialogare tra loro per integrare
le risorse e costruire progetti concreti.
Il sistema di relazioni interprofessionali e interistituzionali
L'elemento che caratterizza la realizzabilità di un progetto
formativo in carcere è la condivisione di obiettivi e metodologie tra
figure professionali e istituzioni diverse.
In sostanza è necessario:
- che tutti i soggetti coinvolti nella formazione dell'adulto detenuto
siano coinvolti nella definizione di un progetto comune di formazione (operatori
degli istituti penitenziari, insegnanti dei CTP, formazione professionale,
istruzione secondaria superiore, volontariato);
- che da parte di tutti i soggetti vi sia la disponibilità
ad esplicitare e concordare obiettivi, percorsi e metodi;
- che da parte di tutti i soggetti vi sia la disponibilità
a concertare gli strumenti organizzativi (tempi - spazi - organizzazione,
ecc.);
- che si individuino forme di coinvolgimento dei detenuti (per capire
le esigenze di formazione e per svolgere un'azione di orientamento).
Un esempio concreto e valido di intesa tra istituzioni è
l'esperienza condotta in questi anni dalla Direzione Generale dell'Istruzione
Secondaria di I Grado d'intesa con l'Ufficio Centrale della Giustizia Minorile
e con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Tale esperienza
ha fatto emergere quale grande potenzialità sia contenuta nella pratica
della formazione comune del personale.
Sono state condotte, infatti, in una prima fase esperienze di formazione
comune di docenti e operatori degli I.P.M. che hanno consentito uno scambio
proficuo di esperienze, idee e competenze tra persone con compiti professionali
diversi, fino a giungere alla formulazione di criteri, metodologie e strumenti
da impiegare per la formulazione di progetti formativi integrati all'interno
e fuori degli istituti. Le tappe di tali attività formative sono state
segnate da un Seminario Nazionale tenutosi a Tivoli nel maggio '97, da Seminali
interregionali tenutisi a febbraio '98 e da un Convegno conclusivo organizzato
a Palermo nel maggio scorso. Tutta la documentazione di queste iniziative
può essere richiesta alla Direzione Generale.
In questa fase si sta organizzando un Seminario Nazionale per docenti
e operatori degli Istituti Penitenziari per adulti, che si terrà a
Roma dal 7 al 10 settembre prossimi, nel quale saranno affrontati i temi più
rilevanti della formazione in carcere: i diritti dei detenuti, la comunicazione
e le relazioni tra persone adulte, le modalità di programmazione e
organizzazione delle attività formative in carcere, la formazione dei
detenuti stranieri, i percorsi di formazione integrata e i problemi ad essi
connessi.
In sostanza si intende praticare una concreta esperienza di formazione
congiunta degli operatori, nella convinzione che questa possa essere una chiave
per impostare rapporti proficui di collaborazione tra le due amministrazioni
che abbiano un seguito anche a livello territoriale.
Più in generale, sul piano delle intese interistituzionali
emerge la necessità di accordi tra MPI, MGG, MDL, Regioni con l'obiettivo:
1. della condivisione formale degli obiettivi di formazione e lavoro
2.
dell'integrazione delle risorse (professionali, programmatorie, economiche).