MATERIALI

RIFLESSIONI SU ESPERIENZE
DI EdA NELLE CARCERI

 
 


L'esperienza dei corsi EDA negli Istituti penitenziari

di Grazia Napoletano

(tratto dalla rivista Percorsi, Anno XII, Settembre 1999)

 
 

In questi ultimi due anni il Ministero della Pubblica Istruzione d'intesa con il Ministero di Grazia e Giustizia hanno sviluppato un'intensa attività di formazione integrata del personale della scuola e del personale dell'amministrazione penitenziaria che operano all'interno degli Istituti Penitenziari. Ho avuto l'incarico di coordinare tali interventi per conto della Direzione Generale dell'Istruzione Secondaria di I Grado e ciò mi ha consentito di apprezzare l'estensione e il valore delle attività di istruzione e formazione che si svolgono negli istituti, nonché di valutarne l'evoluzione e i problemi.
La scuola è presente negli Istituti Penitenziari in modo capillare e soprattutto nella fascia dell'obbligo attraverso i corsi di scuola elementare e le attività che fanno capo ai Centri territoriali per l'educazione degli adulti, in molti istituti, tuttavia, si attuano anche corsi di istruzione secondaria superiore (tecnica e professionale). Inoltre, molte delle attività formative sono condotte nel campo della formazione professionale o su iniziativa delle associazioni di volontariato.

Non è facile aggregare i dati riguardanti l'entità dei corsi di istruzione negli I.P. in quanto le fonti sono molteplici e i criteri di reperimento non sono omogenei. Tuttavia, l'indagine svolta di recente sui Centri Territoriali indica che su 416 Centri circa 90 svolgono attività di formazione presso gli I.P, mentre i dati del M.G.G. riferiti all'a.s. 97/98 danno una presenza di corsi di istruzione superiore (tecnica o professionale) in circa 30 istituti.

L'esperienza che fin dal 1974 è in atto presso gli I.P. prima nella forma dei corsi "150 ore" oggi nella forma delle attività di educazione degli adulti si è mossa fondamentalmente nell'ottica dell'educazione permanente.

Infatti, dall'esperienza degli istituti penitenziari è venuto un importante contributo al superamento della concezione dei corsi di istruzione per adulti in senso compensativo a favore dell'affermazione del diritto ad una formazione permanente che duri lungo tutto l'arco della vita.

La C.M. 253 già nel '93 introduceva questi concetti e apriva delle concrete possibilità di andare oltre lo schema delle "150 ore" in quanto estendeva la frequenza ai detenuti già in possesso del titolo di studio e consentiva di sperimentare percorsi di apprendimento integrativi rispetto alle aree disciplinari di base.

L'O.M. 455/97, che la C.M. 253 aveva anticipato in alcuni aspetti, ha avviato comunque processi decisamente innovativi, collocando definitivamente le attività formative per i detenuti nel quadro dell'educazione degli adulti e superando gli elementi di rigidità del curricolo e dell'offerta formativa.

Il problema che si pone ora con forza è quello di saper valutare gli elementi di specificità dei percorsi di formazione degli adulti in stato di detenzione e dare attuazione ai processi innovativi dell'EDA sapendoli collocare nel contesto.

A mio avviso sono tré le questioni che meritano una riflessione specifica:

1) il patto formativo;

2) i percorsi di formazione integrata;

3) il sistema di relazioni interprofessionali e interistitu-zionali.

Il patto formativo

La prima domanda a cui rispondere è: come individuare i bisogni formativi di un adulto detenuto?

Per l'individuazione dei bisogni della popolazione adulta che vive sul territorio certamente non riteniamo che il CTP possa operare da solo, ma di concerto con agenzie ed istituzioni che siano in grado di fornire contributi di informazione e di idee. Ancor di più tale principio deve valere all'interno del carcere ove il percorso di vita che il detenuto compie in tale contesto è determinato dalle scelte, dai programmi e dall'impostazione che la struttura ritiene di doversi dare e di cui la scuola è una parte.

Pertanto tale compito deve essere assolto insieme ad altre istituzioni: l'istituto, le amministrazioni locali, le associazioni. E i docenti hanno bisogno di interagire con altri operatori, in particolare con gli educatori e gli agenti.

Si tratta di condividere obiettivi e metodologie e di trovare un punto di mediazione tra l'esigenza di costruire le condizioni per percorsi di formazione il più possibile flessibili e individualizzati e le esigenze dell'organizzazione penitenziaria (sicurezza, vigilanza, turni di lavoro, ecc.).

Alcune concrete esperienze di collaborazione tra docenti ed operatori degli I.P. sono già in atto, soprattutto negli Istituti Penali Minorili, ove possiamo parlare di una pratica diffusa di progettazione comune dei percorsi educativi e formativi dei minori.

Ma anche in molti penitenziari per adulti sono in atto forme di collaborazione sistematica, tese sia ad individuare le esigenze di formazione dei detenuti, sia a concertare le attività formative tra docenti ed operatori e a seguirne la realizzazione attraverso incontri periodici o altre metodologie di coinvolgimento, quale, ad esempio, la partecipazione diretta alla conduzione di iniziative.

Come impostare il patto formativo tenendo conto delle condizioni di un adulto detenuto?

È questa la seconda domanda che si pone con forza. È evidente che una serie di fattori condizionano sia la possibilità di effettuare un consapevole bilancio delle competenze possedute dalla persona, sia la disponibilità ad apprendere e a mettersi in gioco in un percorso di formazione.

Possiamo elencare una serie di elementi condizionanti:

- lo stato di sofferenza

- la fragilità della persona

- la difficoltà a pensare ad un futuro, a fare progetti su di sé

- la variabile tempo

- la rigidità dell'organizzazione

- le forme di relazione e il modo in cui viene vissuta

- la resistenza a creare o crearsi dei vincoli

- la diffidenza a stringere un patto.

In tale contesto la relazione con la persona adulta come elemento chiave di un'analisi consapevole delle proprie potenzialità, dei propri bisogni e aspettative, appare difficile da collocare e da praticare.

Si tende, di conseguenza, a praticare una strategia di facilitazione della relazione privilegiando il lavoro con il gruppo con l'obiettivo di costruire un progetto formativo condiviso all'interno del quale far emergere gradualmente i bisogni individuali.

Attraverso il lavoro collettivo si cerca di creare sicurezze, concrete esperienze di apprendimento e gratificazioni per far emergere gradualmente quegli elementi di consapevolezza soggettiva che consentano di esplicitare il percorso individuale, le competenze che ciascuno pensa di poter raggiungere e gli obiettivi successivi.

In tal senso il patto formativo per essere esplicitato ha bisogno di tempo, del tempo necessario alla maturazione consapevole di un bisogno e della strada per soddisfarlo.

I percorsi di formazione integrata

Considerando il compito prioritario dei CTP quello di rispondere alle esigenze di formazione della popolazione adulta più debole e disagiata, nell'ambito delle aree di bisogni che tali categorie esprimono, emergono con chiarezza i seguenti percorsi di apprendimento quali quelli più ricorrenti tra gli adulti detenuti:

a) il recupero di alfabetizzazione primaria

b) l'insegnamento della lingua italiana a detenuti stranieri

c) l'acquisizione di competenze di base

d) l'acquisizione di competenze trasversali

e) i percorsi integrati di formazione lavoro

Come è evidente troviamo confermati in questo contesto il nucleo della formazione degli adulti e i principi fondamentali che la ispirano:

- dall'insegnamento scuola-centrico all'apprendimento in tutti i contesti e lungo tutto il corso della vita;

- la centralità dell'individuo, soggetto attivo a cui riconoscere il diritto dell'accesso alle competenze come condizione di cittadinanza;

- la necessità di una nuova modalità di rappresentazione del sapere che superi la visione nozionistica ed additiva delle conoscenze e sia centrato sulle competenze;

- la necessità di concepire un percorso formativo al di là della logica curricolare che ha la caratteristica del "tutto o niente", per valorizzare le competenze acquisite in qualunque contesto come crediti in un percorso che si costruisce lungo tutta la vita e di cui ogni pezzo è importante e utile. L'educazione degli adulti si colloca in un sistema integrato di istruzione e formazione di cui la formazione degli adulti detenuti è parte, pertanto alcune questioni trovano soluzione nella misura in cui vengono risolte nel contesto più generale, mentre altre, ad esempio il problema dei percorsi integrati di istruzione e formazione professionale e quelli dell'avvio al lavoro necessitano di interventi specifici.

Nel primo ambito si colloca la questione del riconoscimento dei crediti formativi e della certificazione delle competenze, che si inquadrano nella normativa che scaturisce dal "Patto per il lavoro" del '96 e del '98 e da una serie di leggi di riforma della pubblica amministrazione, degli Enti locali, della scuola e del lavoro.

Tuttavia, nell'attesa che tali problematiche trovino una soluzione nel più vasto ambito dell'integrazione dei sistemi di istruzione, formazione e lavoro, si pongono concreti problemi di attuazione di progetti formativi adeguati alla persona che vive una parte della sua vita in detenzione e che può successivamente rientrare nel contesto sociale del territorio.

Si tratta di dare concrete possibilità all'adulto in stato di detenzione di acquisire competenze spendibili e di trovare continuità tra l'esperienza in carcere e fuori.

I diritti della persona vengono spesso resi impraticabili da istituzioni che non considerano l'unitarietà della persona, ma ne sanzionano la dissociazione e la separatezza: alcuni servizi e supporti si trovano in carcere e non fuori o viceversa. Le relazioni che sostengono la persona in un percorso si interrompono se i percorsi cambiano. Tutto ciò non facilita, ma dissuade la persona svantaggiata dall'intraprendere un percorso di recupero.

Nell'ambito della scuola per rispondere ad alcuni di questi problemi va innanzitutto risolta la questione della unificazione dell'offerta e della gestione dei percorsi di istruzione per gli adulti, attraverso l'unificazione all'interno dei CTP di tutti gli interventi formativi che in carcere fanno capo al Ministero della P.L, unificando innanzitutto l'istruzione elementare e le attività dei Centri EDA e superando l'anacronistica Scuola Elementare Carceraria per prevedere successivamente anche l'integrazione dei corsi di istruzione secondaria superiore.

Contestualmente va affrontato il problema dell'integrazione tra attività di istruzione e formazione professionale che si attuano in carcere, avviando progetti integrati nell'ambito dei CTP tra istruzione di base, formazione professionale e istruzione tecnico-professionale e sperimentando progetti di formazione, orientamento e lavoro.

Una delle condizioni per la realizzazione di un progetto formativo integrato negli istituti penitenziari è la possibilità che i diversi sistemi di istruzione e formazione dialoghino tra loro e si propongano con criteri di unitarietà, trasparenza e trasferibilità.

Gli elementi di difficoltà attualmente sono notevoli e vanno individuati innanzitutto nella resistenza a superare la logica dei curricoli e dei programmi per favorire proposte formative flessibili, modulari e integrabili.

L'altro elemento di difficoltà è determinato dalla scarsa disponibilità delle istituzioni impegnate nel settore della formazione negli istituti penitenziari a dialogare tra loro per integrare le risorse e costruire progetti concreti.

Il sistema di relazioni interprofessionali e interistituzionali

L'elemento che caratterizza la realizzabilità di un progetto formativo in carcere è la condivisione di obiettivi e metodologie tra figure professionali e istituzioni diverse.

In sostanza è necessario:

- che tutti i soggetti coinvolti nella formazione dell'adulto detenuto siano coinvolti nella definizione di un progetto comune di formazione (operatori degli istituti penitenziari, insegnanti dei CTP, formazione professionale, istruzione secondaria superiore, volontariato);

- che da parte di tutti i soggetti vi sia la disponibilità ad esplicitare e concordare obiettivi, percorsi e metodi;

- che da parte di tutti i soggetti vi sia la disponibilità a concertare gli strumenti organizzativi (tempi - spazi - organizzazione, ecc.);

- che si individuino forme di coinvolgimento dei detenuti (per capire le esigenze di formazione e per svolgere un'azione di orientamento).

Un esempio concreto e valido di intesa tra istituzioni è l'esperienza condotta in questi anni dalla Direzione Generale dell'Istruzione Secondaria di I Grado d'intesa con l'Ufficio Centrale della Giustizia Minorile e con il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria. Tale esperienza ha fatto emergere quale grande potenzialità sia contenuta nella pratica della formazione comune del personale.

Sono state condotte, infatti, in una prima fase esperienze di formazione comune di docenti e operatori degli I.P.M. che hanno consentito uno scambio proficuo di esperienze, idee e competenze tra persone con compiti professionali diversi, fino a giungere alla formulazione di criteri, metodologie e strumenti da impiegare per la formulazione di progetti formativi integrati all'interno e fuori degli istituti. Le tappe di tali attività formative sono state segnate da un Seminario Nazionale tenutosi a Tivoli nel maggio '97, da Seminali interregionali tenutisi a febbraio '98 e da un Convegno conclusivo organizzato a Palermo nel maggio scorso. Tutta la documentazione di queste iniziative può essere richiesta alla Direzione Generale.

In questa fase si sta organizzando un Seminario Nazionale per docenti e operatori degli Istituti Penitenziari per adulti, che si terrà a Roma dal 7 al 10 settembre prossimi, nel quale saranno affrontati i temi più rilevanti della formazione in carcere: i diritti dei detenuti, la comunicazione e le relazioni tra persone adulte, le modalità di programmazione e organizzazione delle attività formative in carcere, la formazione dei detenuti stranieri, i percorsi di formazione integrata e i problemi ad essi connessi.

In sostanza si intende praticare una concreta esperienza di formazione congiunta degli operatori, nella convinzione che questa possa essere una chiave per impostare rapporti proficui di collaborazione tra le due amministrazioni che abbiano un seguito anche a livello territoriale.

Più in generale, sul piano delle intese interistituzionali emerge la necessità di accordi tra MPI, MGG, MDL, Regioni con l'obiettivo:

1. della condivisione formale degli obiettivi di formazione e lavoro

2. dell'integrazione delle risorse (professionali, programmatorie, economiche).