Introduzione
Nelle carceri milanesi va aumentando progressivamente il numero
dei detenuti extracomunitari. Nel carcere di S. Vittore gli extracomunitari
sono oltre il 50% e nel carcere di Opera il 20%.
L'aumento di detenuti stranieri pone una serie di problemi all'area
trattamentale (interna ed esterna al carcere) e al personale di sorveglianza.
Gli extracomunitari (alcuni dei quali vengono arrestati al loro ingresso in
Italia) molto spesso ignorano completamente la lingua italiana e taluni sono
analfabeti anche nel loro paese di origine. Non conoscono le procedure necessario
all'ingresso in carcere, non sanno orientarsi in un mondo per loro totalmente
nuovo ed estraneo che pone comunque molti problemi anche agli italiani che
si sanno muovere con una certa disinvoltura. Inoltre costituiscono sovente
una fascia di popolazione che "non ha nulla da perdere" ed è difficilmente
incanalabile negli iter previsti dal carcere per l'applicazione dei benefici
della legge Gozzini.
Le direzioni delle carceri di fatto tendono a riunire i detenuti
extracomunitari in celle che ospitino popolazioni etnicamente omogenee per
alleviare quanto meno i problemi di intolleranze razziali e per consentire
la comunicazione tra gli ospiti di una cella e, laddove ci sia qualcuno che
conosce la lingua italiana meglio degli altri, la comunicazione con gli operatori
interni ed esterni.
La scuola che opera in carcere, da anni ha previsto tra i corsi
di alfabetizzazione anche dei corsi specifici di apprendimento della lingua
italiana per utenti stranieri. I corsi scolastici di alfabetizzazione per
stranieri proposti nell'EdA da anni prevedono al loro interno la presenza
di mediatori culturali stranieri con funzione di dare visibilità
e riconoscibilità al luogo di formazione, integrare obiettivi e momenti
di insegnamento dell'italiano con proposte di orientamento, counseling,
insegnamento della lingua di origine; facilitare e sostenere l'ingresso nei
corsi degli immigrati più deboli.
In un luogo come il carcere, dove l'emarginazione è il
terreno di cultura, a maggior ragione sarebbe utile avere delle figure di
riferimento capaci di interloquire con gli emarginati nell'emarginazione.
Una figura simile in carcere dovrebbe possedere, oltre alla conoscenza della
lingua straniera e italiana, anche una serie di competenze socio-giuridiche
e di costume del carcere per poter fornire ai detenuti della propria
etnia quelle informazioni utili per una sopravvivenza decente durante il periodo
di detenzione.
D'altra parte non è possibile pensare ad alcun tipo di
innovazione in carcere se non si coinvolge il personale di sorveglianza che
comprendendone l'importanza fa propria l'iniziativa ed è poi in grado
di renderla funzionante.
Questo progetto si propone di formare dei detenuti extracomunitari
di diverse etnie e personale di sorveglianza, per costituire una équipe
di lavoro che si proponga come servizio di sostegno, interpretariato e orientamento
per tutti i detenuti extra comunitari.
I detenuti che rivestiranno questo ruolo potranno essere "assunti"
dal carcere che inserirà tra i lavori previsti per i detenuti questa
nuova mansione. Non è escluso che in futuro la professionalità
acquisita possa essere spendibile anche all'esterno qualora non esistano
problemi di espulsione o di mancanza del permesso di soggiorno. (Questi sono
i motivi principali per cui il progetto è stato per ora previsto tutto
interno al carcere).
Si propongono quindi:
- due corsi per detenuti extra comunitari nel carcere di San Vittore per un
totale di 30 partecipanti
- due corsi per detenuti extra comunitari nel carcere di Opera per un totale
di 20 partecipanti.
- un corso per agenti di polizia penitenziaria nel carcere di San Vittore
per un totale di 15 partecipanti
- un corso per agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Opera per un
totale di 10 partecipanti.
Corso per detenuti
L'inizio del corso è previsto in gennaio e il termine
alla fine di giugno. I detenuti ammessi ai corsi saranno selezionati dalla
direzione del carcere tenendo conto della pena detentiva ( i detenuti devono
avere una permanenza di due anni effettivi in carcere) e della tipologia di
condanna (che non preveda divieti di incontro o altri intoppi burocratici
tali da non permettere la frequenza a scuola e la libera circolazione in carcere
negli orari consentiti ai lavoranti).
I corsisti saranno ulteriormente selezionati rispetto alle loro
competenze in entrata: verranno ammessi al corso detenuti extracomunitari
di etnie significativamente presenti in carcere, già in possesso di
una discreta conoscenza della lingua italiana e di buone competenze culturali
nel loro paese di origine (a tale scopo sono previsti test d'ingresso e colloqui
con esperti madrelingua).
Il corso avrà un monte orario di 290 ore così ripartite:
-fase di orientamento e di formazione: 200 ore
-fase di orientamento professionale: 90 ore
Nella fase di orientamento e formazione sono previsti percorsi
di cultura di base individualizzati, come prevede l'O.M. 455 e finalizzati
sia al titolo di studio di Licenza Media sia a una preparazione propedeutica
alla fase successiva di orientamento professionale.
A tale scopo sono stati previsti dei percorsi di potenziamento
della lingua italiana, di storia ed educazione civica e di matematica e scienze
affiancati ad un percorso di orientamento al lavoro che costituiscano la base
su cui inserire la fase di orientamento professionale successiva che sarà
riservata solo a coloro che avranno superato positivamente la prima fase (esame
di licenza media e conseguimento del diploma).
Poiché i partecipanti ai corsi saranno preselezionati
sulla base delle loro competenze in entrata, si reputa che 200 ore di formazione
di base siano sufficienti per superare con successo gli esami.
Nella fase di orientamento professionale i corsisti seguiranno
un corso sulla comunicazione e sulle dinamiche relazionali e un corso sull'interculturalità
per una durata complessiva di 60 ore.
Le 30 ore rimanenti saranno dedicate ad incontri con esperti esterni ed interni
e ad una fase di tirocinio. In questa seconda fase i corsisti acquisiranno
gli elementi formativi più specifici riguardanti il ruolo che successivamente
andranno a ricoprire. Di particolare importanza sono gli incontri con il personale
interno (educatori, insegnanti, personale sanitario ecc.) che li renderà
edotti sul tipo di offerta culturale e sui servizi del carcere e con figure
significative degli enti locali che si occupano del reinserimento di ex-detenuti
nella società.
Corso per agenti di polizia penitenziaria
L'inizio del corso è previsto in aprile e il termine
a fine giugno. Si terrà al di fuori dell'orario di lavoro e sarà
retribuito.
Il corso prevede la formazione di nuove figure tra gli agenti che siano in
grado di porsi come garanti e referenti dei detenuti mediatori culturali
e come esperti delle attività che si svolgono in carcere, nonché
come facilitatori dell'accesso e della partecipazione alle attività
per tutti i detenuti. Queste capacità nascono all'interno di un intervento
formativo che renderà l'agente più sensibile all'ascolto di
soggetti stranieri, maggiormente flessibile nel modificare e adattare le esigenze
di servizio ai contesti particolari, più disponibile a comprendere
modelli interpretativi diversi dalla cultura propria.
Il corso per agenti diventa, quindi, necessario per garantire l'operatività
delle nuove figure professionali che verranno create tra i detenuti.
Prevede la frequenza ai seguenti percorsi formativi per un totale di 100 ore:
- comunicazione e dinamiche relazionali;
- interculturalità;
- utilizzo di software;
- analisi del mercato del lavoro e della formazione attraverso l'incontro
con esperti interni ed esterni.
Il mediatore culturale
La nuova figura di detenuto mediatore culturale in carcere
avrà i seguenti compiti:
- interprete;
- traduttore;
- facilitatore.
In qualità di interprete, il mediatore
potrà svolgere i seguenti compiti:
- nei confronti di tutti i detenuti extracomunitari:
- informare sulle attività in carcere;
- facilitare la comunicazione tra detenuti e agenti, insegnanti, psicologi,
assistenti sociali e altre figure professionali presenti all'interno dell'istituto;
- nei confronti dei detenuti extracomunitari che frequentano
corsi scolastici:
- sostenere nella fase di accoglienza e di inserimento nei corsi;
- rendere esplicite le regole della scuola e l'organizzazione
dei corsi;
- nei confronti degli insegnanti:
- contribuire a risolvere le difficoltà comunicative durante
la prima fase di inserimento.
In qualità di traduttore, i compiti saranno:
- nei confronti dei detenuti extracomunitari:
- tradurre materiali informativi, documenti e avvisi di routine
nelle diverse lingue;
- nei confronti dei detenuti extracomunitari che frequentano
corsi scolastici:
- tradurre materiali scolastici in accordo con gli insegnanti;
- tradurre, rendere esplicite e comprensibili strutture, lessico e aspetti
grammaticali della seconda lingua;
- nei confronti degli insegnanti:
- tradurre informazioni e comunicazioni.
In qualità di facilitatore:
- nei confronti di tutti i detenuti extracomunitari:
- intervenire in situazioni di crisi e di conflitto e gestire
eventuali incidenti interculturali o fraintendimenti in collaborazione con gli
agenti;
- nei confronti dei detenuti extracomunitari che frequentano
corsi scolastici:
- - funzionare come modello positivo di riferimento e
identificazione;
- ricostruire la storia scolastica dei frequentanti;
- organizzare in accordo con gli insegnanti momenti di studio, utilizzando
la lingua di origine;
- nei confronti degli insegnanti:
- fornire informazioni sulla lingua e sui modelli educativi
del paese d'origine;
- sostenere l'insegnamento della seconda lingua e delle altre discipline,
con traduzioni e spiegazioni in lingua madre.
I mediatori culturali avranno come riferimento gli educatori
e gli stessi agenti neoformati, in modo da sopperire al numero alquanto esiguo
delle figure preposte al trattamento (4 educatori nel carcere di Opera e 5
in quello di S. Vittore).
Obiettivi dell'intervento
Per i detenuti extracomunitari:
- impatto migliore con l'istituzione carceraria (effetto rassicurante);
- maggiore informazione e orientamento sulla routine quotidiana, sui regolamenti
del carcere, sui servizi e sulle opportunità formative;
- calo di tensioni dovute a incomprensioni o fraintendimenti sull'interpretazione
di eventi;
- possibilità di avere come riferimento un modello positivo.
Per i corsisti detenuti:
- aumento delle competenze;
- crescita dell'autostima;
- possibilità di venire impiegati in carcere in una attività
gratificante e socialmente utile;
- eventuale spendibilità sul territorio in uscita.
Nel rapporto con la custodia:
- reciproca comprensione dei problemi;
- maggiore collaborazione;
- diminuzione delle situazioni di scontro e di conflitto.
Conclusioni
Siamo convinti che, pur essendo il gruppo dei detenuti e degli
agenti coinvolti non particolarmente numeroso, questo progetto affronti la
situazione più delicata e potenzialmente esplosiva presente nelle carceri
milanesi.
L'utilizzazione dell'equipe neoformata realizza le condizioni opportune per
prevenire tensioni e diminuire disagi su un numero di detenuti e di agenti
molto più vasto di quello direttamente coinvolto nel progetto.
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