MATERIALI

RIFLESSIONI SU ESPERIENZE
DI EdA NELLE CARCERI

 
 


Un progetto per la formazione di una equipe di sostegno ai detenuti extracomunitari

a cura di Elena Falautano e Pietro Cappè

(tratto dalla rivista Percorsi, Anno XII, Settembre 1999)

 
 
 

Introduzione

Nelle carceri milanesi va aumentando progressivamente il numero dei detenuti extracomunitari. Nel carcere di S. Vittore gli extracomunitari sono oltre il 50% e nel carcere di Opera il 20%.

L'aumento di detenuti stranieri pone una serie di problemi all'area trattamentale (interna ed esterna al carcere) e al personale di sorveglianza. Gli extracomunitari (alcuni dei quali vengono arrestati al loro ingresso in Italia) molto spesso ignorano completamente la lingua italiana e taluni sono analfabeti anche nel loro paese di origine. Non conoscono le procedure necessario all'ingresso in carcere, non sanno orientarsi in un mondo per loro totalmente nuovo ed estraneo che pone comunque molti problemi anche agli italiani che si sanno muovere con una certa disinvoltura. Inoltre costituiscono sovente una fascia di popolazione che "non ha nulla da perdere" ed è difficilmente incanalabile negli iter previsti dal carcere per l'applicazione dei benefici della legge Gozzini.

Le direzioni delle carceri di fatto tendono a riunire i detenuti extracomunitari in celle che ospitino popolazioni etnicamente omogenee per alleviare quanto meno i problemi di intolleranze razziali e per consentire la comunicazione tra gli ospiti di una cella e, laddove ci sia qualcuno che conosce la lingua italiana meglio degli altri, la comunicazione con gli operatori interni ed esterni.

La scuola che opera in carcere, da anni ha previsto tra i corsi di alfabetizzazione anche dei corsi specifici di apprendimento della lingua italiana per utenti stranieri. I corsi scolastici di alfabetizzazione per stranieri proposti nell'EdA da anni prevedono al loro interno la presenza di mediatori culturali stranieri con funzione di dare visibilità e riconoscibilità al luogo di formazione, integrare obiettivi e momenti di insegnamento dell'italiano con proposte di orientamento, counseling, insegnamento della lingua di origine; facilitare e sostenere l'ingresso nei corsi degli immigrati più deboli.

In un luogo come il carcere, dove l'emarginazione è il terreno di cultura, a maggior ragione sarebbe utile avere delle figure di riferimento capaci di interloquire con gli emarginati nell'emarginazione. Una figura simile in carcere dovrebbe possedere, oltre alla conoscenza della lingua straniera e italiana, anche una serie di competenze socio-giuridiche e di costume del carcere per poter fornire ai detenuti della propria etnia quelle informazioni utili per una sopravvivenza decente durante il periodo di detenzione.

D'altra parte non è possibile pensare ad alcun tipo di innovazione in carcere se non si coinvolge il personale di sorveglianza che comprendendone l'importanza fa propria l'iniziativa ed è poi in grado di renderla funzionante.

Questo progetto si propone di formare dei detenuti extracomunitari di diverse etnie e personale di sorveglianza, per costituire una équipe di lavoro che si proponga come servizio di sostegno, interpretariato e orientamento per tutti i detenuti extra comunitari.

I detenuti che rivestiranno questo ruolo potranno essere "assunti" dal carcere che inserirà tra i lavori previsti per i detenuti questa nuova mansione. Non è escluso che in futuro la professionalità acquisita possa essere spendibile anche all'esterno qualora non esistano problemi di espulsione o di mancanza del permesso di soggiorno. (Questi sono i motivi principali per cui il progetto è stato per ora previsto tutto interno al carcere).
Si propongono quindi:
- due corsi per detenuti extra comunitari nel carcere di San Vittore per un totale di 30 partecipanti
- due corsi per detenuti extra comunitari nel carcere di Opera per un totale di 20 partecipanti.
- un corso per agenti di polizia penitenziaria nel carcere di San Vittore per un totale di 15 partecipanti
- un corso per agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Opera per un totale di 10 partecipanti.

 

Corso per detenuti

L'inizio del corso è previsto in gennaio e il termine alla fine di giugno. I detenuti ammessi ai corsi saranno selezionati dalla direzione del carcere tenendo conto della pena detentiva ( i detenuti devono avere una permanenza di due anni effettivi in carcere) e della tipologia di condanna (che non preveda divieti di incontro o altri intoppi burocratici tali da non permettere la frequenza a scuola e la libera circolazione in carcere negli orari consentiti ai lavoranti).

I corsisti saranno ulteriormente selezionati rispetto alle loro competenze in entrata: verranno ammessi al corso detenuti extracomunitari di etnie significativamente presenti in carcere, già in possesso di una discreta conoscenza della lingua italiana e di buone competenze culturali nel loro paese di origine (a tale scopo sono previsti test d'ingresso e colloqui con esperti madrelingua).
Il corso avrà un monte orario di 290 ore così ripartite:

-fase di orientamento e di formazione: 200 ore
-fase di orientamento professionale: 90 ore

Nella fase di orientamento e formazione sono previsti percorsi di cultura di base individualizzati, come prevede l'O.M. 455 e finalizzati sia al titolo di studio di Licenza Media sia a una preparazione propedeutica alla fase successiva di orientamento professionale.

A tale scopo sono stati previsti dei percorsi di potenziamento della lingua italiana, di storia ed educazione civica e di matematica e scienze affiancati ad un percorso di orientamento al lavoro che costituiscano la base su cui inserire la fase di orientamento professionale successiva che sarà riservata solo a coloro che avranno superato positivamente la prima fase (esame di licenza media e conseguimento del diploma).

Poiché i partecipanti ai corsi saranno preselezionati sulla base delle loro competenze in entrata, si reputa che 200 ore di formazione di base siano sufficienti per superare con successo gli esami.

Nella fase di orientamento professionale i corsisti seguiranno un corso sulla comunicazione e sulle dinamiche relazionali e un corso sull'interculturalità per una durata complessiva di 60 ore.
Le 30 ore rimanenti saranno dedicate ad incontri con esperti esterni ed interni e ad una fase di tirocinio. In questa seconda fase i corsisti acquisiranno gli elementi formativi più specifici riguardanti il ruolo che successivamente andranno a ricoprire. Di particolare importanza sono gli incontri con il personale interno (educatori, insegnanti, personale sanitario ecc.) che li renderà edotti sul tipo di offerta culturale e sui servizi del carcere e con figure significative degli enti locali che si occupano del reinserimento di ex-detenuti nella società.

Corso per agenti di polizia penitenziaria

L'inizio del corso è previsto in aprile e il termine a fine giugno. Si terrà al di fuori dell'orario di lavoro e sarà retribuito.
Il corso prevede la formazione di nuove figure tra gli agenti che siano in grado di porsi come garanti e referenti dei detenuti mediatori culturali e come esperti delle attività che si svolgono in carcere, nonché come facilitatori dell'accesso e della partecipazione alle attività per tutti i detenuti. Queste capacità nascono all'interno di un intervento formativo che renderà l'agente più sensibile all'ascolto di soggetti stranieri, maggiormente flessibile nel modificare e adattare le esigenze di servizio ai contesti particolari, più disponibile a comprendere modelli interpretativi diversi dalla cultura propria.
Il corso per agenti diventa, quindi, necessario per garantire l'operatività delle nuove figure professionali che verranno create tra i detenuti.
Prevede la frequenza ai seguenti percorsi formativi per un totale di 100 ore:
- comunicazione e dinamiche relazionali;
- interculturalità;
- utilizzo di software;
- analisi del mercato del lavoro e della formazione attraverso l'incontro con esperti interni ed esterni.

 

Il mediatore culturale

La nuova figura di detenuto mediatore culturale in carcere avrà i seguenti compiti:
- interprete;
- traduttore;
- facilitatore.

In qualità di interprete, il mediatore potrà svolgere i seguenti compiti:

  • nei confronti di tutti i detenuti extracomunitari:
    - informare sulle attività in carcere;
    - facilitare la comunicazione tra detenuti e agenti, insegnanti, psicologi, assistenti sociali e altre figure professionali presenti all'interno dell'istituto;
  • nei confronti dei detenuti extracomunitari che frequentano corsi scolastici:
    - sostenere nella fase di accoglienza e di inserimento nei corsi;
    - rendere esplicite le regole della scuola e l'organizzazione dei corsi;
  • nei confronti degli insegnanti:
    - contribuire a risolvere le difficoltà comunicative durante la prima fase di inserimento.

In qualità di traduttore, i compiti saranno:

  • nei confronti dei detenuti extracomunitari:
    - tradurre materiali informativi, documenti e avvisi di routine nelle diverse lingue;
  • nei confronti dei detenuti extracomunitari che frequentano corsi scolastici:
    - tradurre materiali scolastici in accordo con gli insegnanti;
    - tradurre, rendere esplicite e comprensibili strutture, lessico e aspetti grammaticali della seconda lingua;
  • nei confronti degli insegnanti:
    - tradurre informazioni e comunicazioni.

In qualità di facilitatore:

  • nei confronti di tutti i detenuti extracomunitari:

- intervenire in situazioni di crisi e di conflitto e gestire eventuali incidenti interculturali o fraintendimenti in collaborazione con gli agenti;

- nei confronti dei detenuti extracomunitari che frequentano corsi scolastici:

  • - funzionare come modello positivo di riferimento e identificazione;
    - ricostruire la storia scolastica dei frequentanti;
    - organizzare in accordo con gli insegnanti momenti di studio, utilizzando la lingua di origine;
    • nei confronti degli insegnanti:

- fornire informazioni sulla lingua e sui modelli educativi del paese d'origine;
- sostenere l'insegnamento della seconda lingua e delle altre discipline, con traduzioni e spiegazioni in lingua madre.

I mediatori culturali avranno come riferimento gli educatori e gli stessi agenti neoformati, in modo da sopperire al numero alquanto esiguo delle figure preposte al trattamento (4 educatori nel carcere di Opera e 5 in quello di S. Vittore).

Obiettivi dell'intervento

Per i detenuti extracomunitari:
- impatto migliore con l'istituzione carceraria (effetto rassicurante);
- maggiore informazione e orientamento sulla routine quotidiana, sui regolamenti del carcere, sui servizi e sulle opportunità formative;
- calo di tensioni dovute a incomprensioni o fraintendimenti sull'interpretazione di eventi;
- possibilità di avere come riferimento un modello positivo.

Per i corsisti detenuti:
- aumento delle competenze;
- crescita dell'autostima;
- possibilità di venire impiegati in carcere in una attività gratificante e socialmente utile;
- eventuale spendibilità sul territorio in uscita.

Nel rapporto con la custodia:
- reciproca comprensione dei problemi;
- maggiore collaborazione;
- diminuzione delle situazioni di scontro e di conflitto.

Conclusioni

Siamo convinti che, pur essendo il gruppo dei detenuti e degli agenti coinvolti non particolarmente numeroso, questo progetto affronti la situazione più delicata e potenzialmente esplosiva presente nelle carceri milanesi.
L'utilizzazione dell'equipe neoformata realizza le condizioni opportune per prevenire tensioni e diminuire disagi su un numero di detenuti e di agenti molto più vasto di quello direttamente coinvolto nel progetto.