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Premessa
Di fronte alle perplessità che questa proposta ha
suscitato e suscita crediamo sia utile interrogarci sul senso di un tale
intervento Eda. La categoria degli agenti di P.P, poco più di quarantamila
persone, rappresenta un settore che, nella maggior parte delle carceri,
è stato sostanzialmente trascurato dalla Scuola: alcuni docenti e
presidi sostengono che sia comunque necessario privilegiare, nel momento
della dislocazione di risorse umane ed economiche limitate, l'intervento
verso le fasce più deboli, che nel carcere sono rappresentate dai
detenuti.
La nostra valutazione è diametralmente opposta pur partendo da una
premessa comune: proprio l'obiettivo di migliore le condizioni "trattamentali"
a cui sono sottoposti i reclusi e il clima generale in cui devono vivere
una parte della loro esistenza ci convince della necessità di promuovere
un'azione culturale per gli agenti (non necessariamente o soltanto la scuola:
può trattarsi dell'apertura di una biblioteca, della messa in funzione
di un centro culturale, ecc.), azione culturale che può essere giustificata
da diversi fattori. Sinteticamente:
1. Gli agenti sono lavoratori dello Stato, sottoposti
mediamente ad un notevole logoramento psicofisico a causa del contesto
in cui operano e delle condizioni di esercizio della propria attività.
2. Il ruolo per loro configurato dalla normativa assegna oggi un'importanza
e una responsabilità maggiori che nel passato: richiede il miglioramento
della professionalità e delle competenze individuali.
3. La gestione del sistema-carcere è strettamente legata alle modalità
relazionali e comunicative che gli agenti sapranno adottare.
4. Lo stesso funzionamento della Scuola nel carcere è parzialmente
condizionato/determinato dalla tipologia di agenti con cui si trova in
contatto.
Per questi motivi invitiamo i colleghi a riflettere sui
paragrafi seguenti, i quali costituiscono lo scheletro della proposta per
una scuola agenti ad Opera e, a nostro parere, sono utilizzabili anche in
altre situazioni carcerarie.
Abbiamo lasciato alcuni dati specifici del nostro carcere (essi vengono
fomiti dall'amministrazione interna su richiesta della scuola, perciò
sono facilmente recuperabili anche negli altri istituti di pena) per documentare
gli elementi a sostegno delle considerazioni più generali: i dati
sono rilevabili immediatamente dal punto a margine.
Il contesto
- Nell'Istituto Penitenziario di Opera attualmente l'organico
della Polizia Penitenziaria è composto da 682 agenti, dei quali
54 sono donne. Presso gli uffici amministrativi lavorano 56 agenti (di
cui 1 con licenza elementare, 28 con licenza media e 27 col diploma superiore).
Il personale del Comparto Ministero - personale civile- è composto
di 43 persone di cui 29 infermieri.
- I dati sui trasferimenti degli ultimi due anni
segnalano, per il 1996, 176 agenti trasferiti con reintegrazione totale
e, nel 1997, 50 agenti trasferiti, quasi tutti reintegrati: è possibile
prevedere che una quota annuale di richieste di trasferimento continui
a presentarsi per l'alto numero di agenti in situazione di immigrazione.
- Il livello di scolarità approssimativamente
si aggira intorno al 3% in possesso di licenza elementare, al 61% in possesso
di licenza media, al 36 % in possesso di diploma superiore. Per quanto
riguarda l'età il 30% non supera i 25 anni, il 60% si colloca tra
i 25 e i 35 anni, il 10% sopra i 35 anni.
Il Corpo ha sempre avuto tra i suoi compiti istituzionali
quello di assicurare l'esecuzione dei provvedimenti restrittivi della libertà
personale e quello di garantire l'ordine all'interno degli istituti di pena,
tutelandone la sicurezza. È necessario ricordare che sia le condizioni
in cui si svolge il lavoro - condizioni di segregazione- sia il contatto
con una utenza spesso di difficile gestione, rendono notevolmente gravoso
e logorante il lavoro dell'agente, soprattutto dal punto di vista psicologico.
Capita che l'agente debba intervenire nella cella in cui un detenuto, magari
sieropositivo, si sta tagliando il braccio con una lametta e tranquillizzarlo
con molta prudenza per evitare che la situazione peggiori; oppure che debba
stare sveglio fino all'alba per calmare e controllare un detenuto in fase
depressiva. Questi sono alcuni degli esempi di cui è costellata la
vita lavorativa dell'agente. La presenza di detenuti di diversi etnie comporta
poi spesso per l'agente l'ulteriore difficoltà sia di capire che
di farsi capire: il rapporto col recluso straniero è un problema
di lingue diverse ma è soprattutto dipendente dalla conoscenza di
culture diverse, rispetto alle quali l'istituzione deve rapidamente attrezzarsi.
Il nuovo profilo professionale
Con la legge 395 del 1990 ha luogo un notevole cambiamento
all'interno della categoria: veniva sciolto il vecchio Corpo degli agenti
di custodia, e si costituiva un Corpo civile, facente parte delle forze
di Polizia e dipendente dal Ministero di Grazia e Giustizia. Inoltre, fatto
da sottolineare per le implicazioni che comporta, l'art. 5 della legge ampliava
il mansionario dell'agente riconoscendone la partecipazione "anche nell'ambito
di gruppi di lavoro, alle attività di osservazione e di trattamento
rieducativo dei detenuti e degli internati...".
Il ruolo dell'agente all'interno della struttura è quindi diventato
sempre più importante: egli è infatti la persona che più
a lungo si trattiene nelle sezioni, che più a lungo ha contatti con
i reclusi durante lo svolgimento quotidiano delle diverse attività,
che è presente la notte e durante le festività. Quindi frequenta
gli stessi spazi ed è soggetto, in una certa misura, ai ritmi - sveglia,
colazione, aria, passeggio, pranzo, attività, aria pomeridiana, socializzazione,
cena, chiusura celle, notte- che l'organizzazione interna predispone. Si
capisce perché il legislatore abbia introdotto la figura dell'agente
all'interno dell'area trattamentale: questo fatto significa un aumento di
responsabilità e la necessità di migliorare ed accrescere
le competenze dell'agente stesso.
Bisogni formativi
L'importanza e la delicatezza del ruolo dovrebbero necessariamente
prevedere un costante aggiornamento affinché si creino occasioni
frequenti per confrontare, riflettere e progettare il miglioramento del
proprio lavoro. Per l'agente diventa assolutamente necessario approfondire
il tema della comunicazione e della relazione interpersonale, a ragion maggiore
in una situazione che vede la crescita esponenziale della componente straniera.
Siamo d'altronde convinti che i fattori centrali per la creazione, il
mantenimento e la crescita di un clima senza tensioni e risocializzante
all'interno delle carceri sono costituiti dalle capacità nuove di
cui il Corpo saprà dotarsi. Purtroppo lo Stato non ha finora
proposto (se non in maniera ridotta e parziale) offerte formative tali da
coinvolgere l'intera categoria affinché potesse migliorare le conoscenze
professionali e contemporaneamente il proprio livello culturale.
Per esempio, dal 1996 nell'Istituto di Opera si sono realizzati i seguenti
corsi: corso di lotta antincendio/pronto soccorso con utenti 7, corso sulla
comunicazione con utenti 11, corso D.L 626 per la sicurezza con utenti 7,
corso sulle tossicodipendenze con utenti 9, per un totale di 34 persone
su 682 , e questo negli ultimi tre anni.
Il progetto educativo
Le finalità educative della O.M 455 restano l'orizzonte
teorico verso cui far dirigere il percorso formativo: flessibilità
cognitiva, visione sistemica, relativizzazione dei punti di vista, imparare
ad imparare, auto-valutazione rappresentano la cornice entro cui organizzare
le attività didattiche.
L'inchiesta condotta attraverso un questionario somministrato agli agenti
e due incontri con un centinaio di essi hanno consentito di individuare
le aree di intervento di una futura scuola EDA per agenti di Polizia Penitenziaria:
in primo luogo l'informatica (con tre livelli diversi di proposta, un livello
iniziale per coloro che non conoscono alcunché del computer, un livello
medio e un livello in cui si affronti anche Internet), in secondo luogo
la lingua inglese, poi educazione linguistica, scienze, comunicazione, tecniche
di rilassamento, musica, ballo. Il laboratorio di informatica verrà
gestito insieme con gli esperti del Centro Professionale Vigorelli della
Regione Lombardia.
L'interesse della proposta deriva in primo luogo dal rispondere alle richieste
che la nuova professionalità comporta ( in particolare uso del computer,
lingua straniera, innalzamento dei livelli delle conoscenze di base) e parimenti
nell'affrontare le problematiche centrali dell'attività quotidiana
dell'agente ( in particolare comunicazione e tecniche di rilassamento).
Questa varietà di indirizzi viene globalmente inserita all'interno
della valenza educativa dell'EDA, cioè finalizzata all'accrescimento
dell'autonomia e consapevolezza del soggetto. Più di settanta agenti
hanno già dato la loro adesione per quanto riguarda l'iscrizione
alla scuola EDA.
Realizzazione
L'attuazione del progetto di scuola EDA per agenti rappresenta
un fondamentale momento di carattere educativo in cui diverse istituzioni
(Scuola, Direzione dell' Istituto, F.P, Direzione Agenti, Sindacati) operano
in maniera unitaria per predisporre l'organizzazione, gli spazi, i tempi,
gli strumenti necessari. La competenza del personale docente coinvolto,
la capacità di coordinamento e di azione che esso saprà realizzare
sono la condizione per prevedere un risultato positivo. In concreto a nostro
parere significa predisporre un organico docenti - già esperto Eda
- che sia in possesso delle competenze disciplinari, mirate sul progetto
che viene elaborato.
Ad Opera abbiamo richiesto, per far partire il modulo agenti, un totale
di quattro docenti: due insegnanti di lettere, in possesso anche di competenze
di informatica, di tecnica di comunicazione e di rilassamento, e due insegnanti
di inglese.
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