Stili cognitivi
nell’adulto:
possibilità di potenziarli con le nuove tecnologie
Prof.ssa Lucia
Cucciarelli
IRRSAE Emilia Romagna
Sezione
Educazione Permanente
1 Introduzione
Nel suo libro "
Galassia mente" la novantenne Rita levi Montalcini spazia su tutta
l’evoluzione biologica per affrontare le grandi domande di sempre:
- come il pensiero
emerga dalla materia
- come in esso
affondino le radici la consapevolezza di sé e quel meraviglioso fenomeno
che è ‘il libero arbitrio’ - base dei concetti di bene e di male.
La Montalcini
fin dal titolo mette in relazione i termini essenziali del problema: le
galassie sono sistemi formati da 100 miliardi di stelle e circa 100
miliardi è il numero dei neuroni che è il nostro cervello. Da questo
ammasso di cellule e dalle loro connessioni biochimiche affiora "la
mente" cioè l’insieme delle funzioni superiori.
Capire il rapporto
fra l’intrico materiale delle cellule e il groviglio immateriale dei
sentimenti, le relazioni fra razionalità, etica ed emozioni è la grande
sfida delle neuroscienze dei prossimi anni.
Rita Montalcini
sottolinea anche come l’uomo sia l’unico fra tutti gli organismi viventi
a controllare e dirigere la sua evoluzione.
Eric Kandel, docente
della Columbia University, in "Apprendimento e memoria" edito da
‘Scientific American’ ci dice che negli ultimi anni due campi della
scienza originariamente separati: la neurobiologia (la scienze
del cervello) e la psicologia cognitivista (la scienza della
mente) si sono andati via via fondendo. Di recente tale processo è
divenuto ancora più rapido ed è emerso un nuovo quadro di riferimento
per lo studio della percezione, del linguaggio, della memoria e della
coscienza, che si basa sulla possibilità di studiare i substrati
biologici di queste funzioni mentali.
Oggi è
possibile studiare a livello molecolare gli aspetti elementari di molti
tipi di apprendimento, che è il processo attraverso il quale
acquisiamo nuove conoscenze, e della memoria che è il processo
attraverso il quale le conserviamo nel tempo.
Apprendimento
e memoria sono quindi fondamentali per il nostro senso d’individualità,
ma sono anche trasmissione di cultura per le nuove generazioni,
importanti veicoli di adattamento comportamentale e potente mezzo di
progresso sociale. Viceversa la perdita di memoria porta a una perdita
di contatto con il proprio io, con la propria storia e con il proprio
contesto. Fino agli anni ’50 si dubitava che la memoria fosse una
funzione mentale distinta. Le ricerche del canadese Penfield negli anni
’40 sui lobi temporali della memoria e successivamente tutti gli studi
riguardanti patologie nervose o malattie genetiche hanno dati enormi
contributi alla comprensione dei processi mentali e delle aree cerebrali
deputate alle varie funzioni.
Tornando un
attimo alla riflessione iniziale: una cosa è certa, ovvero l'indirizzo
della ricerca in ambiti diversi sta comunque
puntando nella stessa direzione: filosofi, psicologi, psicolinguisti,
neuroscienziati, neurobiologi, studiosi di intelligenza artificiale
stanno superando antiche diffidenze e stanno lavorando alla comprensione
dei meccanismi che regolano le nostre funzioni cerebrali e i meccanismi
cognitivi.
Tra gli
studiosi italiani più accreditati, nell’ambito della psicobiologia,
voglio citare il prof. Oliverio Ferraris, che nel suo sito dedicato agli
studenti dei suoi corsi all’Università La sapienza, ma accessibile a
tutti, rende conto dei suoi studi sull'origine delle emozioni. (http://www.roma1.it/psicobiologia/oliverio.htm)
2 Cos'è
l'Intelligenza…
Per Platone si
trattava di un concetto semplice: l’intelligenza è ciò che distingue le
diverse classi sociali ed è distribuita da Dio in maniera diseguale. Tanto fissa e
innata è la dotazione di ogni singolo individuo che un miglioramento
generale si può ottenere soltanto attraverso una limitazione della
riproduzione con provvedimenti eugenetici.
Aristotele in
maniera più egalitaria sosteneva che tutte le persone, tranne gli
schiavi, esprimessero facoltà intellettive più o meno uguali, e che le
differenze fossero dovute all’insegnamento e all’esempio.
Al giorno
d’oggi esistono diverse concettualizzazioni di intelligenza.
Quando
pensiamo all’intelligenza, molti pensano al QI, al punteggio che si
ottiene in un test di intelligenza e in effetti nell’arco di tutto il XX
secolo gli psicometristi hanno sostenuto di essere in grado di stimare
in maniera accurata l’intelligenza delle persone - dal momento quasi
successivo alla nascita – con una batteria di test di circa mezzora; ma
molte variabili sono in qualche modo collegate al successo scolastico
che a suo volta collegato al livello di inserimento nel mercato del
lavoro e quindi c’è una correlazione alta fra QI e il rendimento
professionale definitivo.
Molte
ricerche hanno dimostrato che il conseguimento di un punteggio basso fa
sì che gli insegnanti attribuiscano un basso potenziale a questi
bambini,che vengono poi limitati nelle loro aspirazioni, subiscono danni
all’autostima e alla fiducia in se stessi, scivolando spesso in vari
generi di disperazione sociale.
L'intelligenza veniva letta all'inizio del secolo come un'entità
misurabile secondo gli studi di Galon e Alfred Binet che negli anni
'30 fu il padre del QI.
Il dibattito
sull’effettiva capacità di questi test continua, anche se tra mille
polemiche e disconferme circa la loro effettiva attendibilità
scientifica, ma ricordo che in forza degli studi dell’inglese Henry
Goddard, seguace di Alfred Binet, in molti stati americani all’inizio
del secolo il QI divenne un’arma sfacciatamente razziale: negli
USA si dimostrò che l’83% degli ebrei, l’80% degli ungheresi il 79%
degli italiani 87% dei russi era composto da ‘deboli di mente’ e
questo livello di debolezza mentale divenne un’arma a favore del
controllo dell’immigrazione che divenne legge nel 1924.
Molti seguaci
di Goddard e Terman patrocinarono la causa della sterilizzazione
dei deboli di mente, una politica che per molti anni alcuni stati
adottarono, dando luogo a migliaia di interventi chirurgici. Queste tesi hanno
asservito inoltre le teorie di selezione della razza anche in Europa con
qualche indesiderata conseguenza…
3 Un’intelligenza
misurabile (o forse no?)
Negli ultimi anni
numerosi psicologi hanno denunciato e rifiutato l'uso dei test di
misurazione del QI, dimostrandone l'assoluta incongruenza.
Viviamo
tuttavia ancora in un clima di oscurantismo e di superstizione, che
concepisce l’intelligenza come entità fissa, altrimenti perché useremmo
espressioni e definizioni del tipo " limitate capacità espressive – il
massimo livello di appredimento – alunno poco dotato intellettualmente,
ecc."
Chi di noi
rispetto alla convinzione di poter certificare e misurare l'intelligenza
o meglio le capacità cognitive di un suo alunno o le sue potenzialità
intellettive non ha usato simili espressioni, scagli la prima pietra!
Lo psicologo
americano Albert Bandura ha dimostrato con le sue ricerche come questo
processo di etichettattura e di attribuzione di livello di intelligenza
inneschi le pessimistiche attese di insegnanti, si manifesti in scarse
aspirazioni dei genitori nei confronti dei figli, condizioni la bassa
motivazione scolastica dei figli per lo studio, dove lo scarso
rendimento è attribuito a limitate capacità mentali e - il cerchio si
chiude - producendo bassi livelli di autostima negli alunni
‘intellettualmente meno dotati’ che spesso si possono solo percepire
come individui incapaci. Tra questi individui nasce spesso il ‘leader
negativo’ che reagisce ai presunti insuccessi a lui attribuiti,
ricercando altre forme di riconoscimento da parte del gruppo o di
realizzazione narcisistica.
Tra le
migliaia di iscritti ai corsi delle università aperte, o comunque
fruitori dell’Educazione a Distanza nessuno può ancora dirci, perché
mancano gli studi di caso, in quale percentuale siano coloro che hanno
abbandonato la scuola o abbiano raggiunto bassi profili di scolarità, o
abbiano rinunciato a proseguire gli studi superiori per gravi
interferenze dei fattori emozionali nell’apprendimento, o per semplice
considerazione svalutante e negativa dei propri maestri.
Comunque
Gabriel Mugny e Felice Carugati dell’Università di Bologna
sostengono che l’intero concetto di intelligenza si possa comprendere
solo come rappresentazione sociale, o come concetto sociale, la
cui funzione è quella di razionalizzare un mondo complesso. Essi
affermano che "l’intelligenza è la creazione storica di una particolare
cultura analoga all’idea dell’infanzia e a sostegno di questa tesi
dimostrano che l’idea di intelligenza varia moltissimo da una cultura
all’altra, cambi nel corso del tempo nella stessa cultura, venga
definita in modi differenti per bambini di età differenti e vari a
seconda del campo di esperienza sociale degli individui.
Molti
teorici evoluzionisti ritengono che l’intelligenza si evolva con
l’ambiente.
I
connessionisti sono convinti di avere identificato le unità e i
processi fondamentali che svolgono il lavoro dell’intelligenza.
C'è una
perfetta rispondenza, affermano altri studiosi, fra il macro e il micro:
se riusciamo a studiare le fondamentali leggi fisiche dell'universo è
perché il cervello, in micro, ne riproduce i meccanismi.
I
neurobiologici studiano e documentano l’origine chimica delle
emozioni.
Una delle
descrizioni più esaurienti rimane comunque la definizione di Piaget,
secondo il quale una delle funzioni chiave dell’intelligenza è generare
la previsione, cioè produrre l’anticipazione del cambiamento
e quindi l’azione costruttiva per realizzarlo o annullarlo. Piaget ha
offerto forse la istematizzazione più completa di un modello interno al
soggetto che si sviluppa dall'agire in senso motorio all'agire logico
astrattivo.
Ma il
concetto di conoscenza sta mutando e nella società della rete i
costruttivisti sostengono che la conoscenza sia distribuita e che solo
in minima parte sia all'interno della nostra mente.
Pierre Levy
parla di spazio del sapere e sostiene che la rete e l’uso di
Internet favoriscano la nascita di una nuova forma di intelligenza
collettiva, o meglio connettiva: la ricerca di
informazioni, lo scambio di informazioni e la loro rielaborazione comune
sono molto più della loro semplice somma e producono forme di conoscenza
e stili di apprendimento diversi e del tutto nuovi.
I paradigmi
dell'apprendimento aperto e dell'apprendimento cooperativo, che
tratteremo in seguito, rientrano in questo concetto di intelligenza
collettiva e nel modello di rete che è anche simbolo di una diversa
organizzazione dell'attività umana, nel senso di una società più
flessibile e decentrata.
4 Ma allora
l'intelligenza: cos’è?
Il dibattito su
cosa sia da intendersi per intelligenza, lungi dall’approdare a
conclusioni certe è ancora animatissimo, sembra però avere messo
d’accordo gli studiosi delle varie correnti epistemologiche su questi
aspetti:
- non è
genetica, (anche se tutti sanno che quando un bambino nasce non sa
parlare né fare di conto e tantomeno conosce la fisica: ma gli studi
più recenti hanno rivelato che non è una tabula rasa, ma è già
programmato per imparare a parlare e sa fare di conto in modo
rudimentale. È parte del nostro patrimonio biologico, dovuto ai geni.
Noam Chomsky sostiene che "per l'uomo imparare il linguaggio è
istintivo, come per un ragno tessere la tela". L'apprendimento del
linguaggio inizia prestissimo: a 24 ore di vita il bambino per fare
attenzione ai suoni smette di succhiarsi il dito. Gli studiosi hanno
dimostrato che anche fare il plurale o il passato remoto sono capacità
che si trasmettono geneticamente).
- non è
matrice culturale,
- non è puro
apprendimento correlato all’istruzione,
- non è
contesto sociale,
ma è la
somma variabile di tutti questi fattori, che come le note su un
pentagramma, concorrono con diversi e variabili accenti a produrre e
sviluppare la musica del nostro pensiero.
Ken Richardson,
autore di ‘Che cos’è l’intelligenza’ (Einaudi 1999) professore
emerito dell’Open University, università statale inglese che
rappresenta la più ampia organizzazione di ODL - Open Distance
Learning – comprendente solo in Europa più di 200.000 allievi,
sostiene che nei sistemi cognitivi queste interazioni hanno il
compito di armonizzarsi alle strutture dell’ambiente esterno,
che possono variare enormemente nel corso della vita. Negli esseri
umani l’evoluzione di uno stile di vita sociale e cooperativo ha
accresciuto enormemente la complessità di tali strutture, rendendo
necessario un nuovo sistema d’intelligenza, in modo che l’individuo
possa a sua volta agire su questi sistemi esterni e ristrutturarli in
continuazione.
Non misterioso agente interno che aspetta le condizioni propizie per
essere efficaci, ma prodotto dello sviluppo di relazioni dinamiche ed
efficaci.
5 Fattori che
facilitano l'apprendimento: l'importanza del rapport nella relazione
educativa
Una volta
dimostrato che spesso gli adulti con bassi profili scolastici sono stati
vittime di un sistema di misurazione sbagliato e di un'ottica miope da
parte di educatori con conoscenze limitate e che quindi possano
recuperare il senso della propria crescita intellettuale e culturale,
valutiamo l'importanza del contesto educativo. Nel contesto
educativo troviamo alcuni fattori umani e materiali che possono favorire
in modo determinante l'apprendimento in età adulta.
Il principale
fattore umano è la relazione positiva con il tutor, o comunque con
l'insegnante che sempre più svolge un ruolo decisivo nell'assistere il
soggetto in formazione, nel guidarlo verso strategie e metodi di
apprendimento individualizzati.
Fondamentale
è il clima relazionale che si stabilisce con un soggetto adulto.
Come diceva
Bateson un conto è la competenza del docente sul piano disciplinare, un
conto è la sua competenza sul piano della relazione: è quest'ultima che
comunque classifica i contenuti cogntivi.
Quindi è
necessario che l'operatore EdA sia pienamente consapevole e capace di
gestire le proprie risorse comunicative e le sfrutti come risorse
insostituibili.
A un
professionista dello spettacolo si richiede di interpretare in modo
credibile il proprio ruolo di interprete, a un insegnante si chiede di
creare le condizioni che facilitino l'apprendimento e di controllare i
fattori demotivanti e le barriere comunicative.
6 Quali competenze
relazionali
L'etimologia
della parola comunicazione è di "stringere insieme delle risorse":
cum munia, che ha un valore centripeto, non centrifugo, nel senso di
mettere in comune doni e risorse. Dalla stessa etimologia provengono:
comunione, comune, comunitario e molte altre parole c
he ci riportano a questo antico senso della parola 'comunicazione' che
invece viene spesso intesa solo nella sua accezione di trasmettere e
veicolare all'esterno.
La gamma
delle competenze relazionali di un operatore dovrebbe comprendere:
- raffinate
capacità di osservazione e di riconoscimento del linguaggio non
verbale, quali contatto visivo, postura, elementi paralinguistici,
prossemica, segnali di cut-up, ritmi corporei, ecc,). Le forme
non verbali sono da considerarsi indipendenti dalla cultura e quindi
particolarmente indicative del pensiero logico;
- decodifica
e corretta impostazione dei comportamenti verbali, con gestione
consapevole delle funzioni comunicative, e utilizzo quindi consapevole
dei registri emotivi-soggettivi o di quelli referenziali-obiettivi;
-
comunicazione empatica, ascolto attivo e relative conoscenze su
come strutturare un comportamento empatico, cioè realmente disponibile
e aperto;
-
riconoscimento e gestione consapevole di meccanismi percettivi,
quali TIP – teoria implicita della personalità, attese, pregiudizi,
schemi mentali non validati, conoscenza dell'effetto
primacy-recency, che spesso interferiscono pesantemente
nella scelta di comportamenti non idonei e svalutanti;
- conoscenza e
valorizzazione dei diversi stili di leadership, più orientata
ai compiti che alle persone;
- capacità di
distinguere le modalità rappresentative (visiva, uditiva,
cinestesica) per programmare attività flessibili e adatte agli
studenti;
- conoscenze di
base degli stati dell’io secondo l'analisi transazionale per
rinforzare al massimo la comunicazione adulto-adulto.
7 Blocchi alla
comunicazione
Sono trappole
sempre in agguato che il nostro vissuto di italiani buoni conversatori
ci fa amare e considerare un po’ come regole dei giochi verbali.
E’ quasi naturale interrompere, dare giudizi, offrire consigli,
minacciare, accusare, svalutare, deridere, generalizzare, incalzare,
imporre, interpretare, anzi si crede di essere buoni ascoltatori
preparando subito un consiglio e mostrando il proprio repertorio di
personali soluzioni.
Riporto qui si di seguito alcuni esempi di blocchi della comunicazione:
Interrompere. "Sì, sì ho già capito, andiamo avanti…."
Dare giudizi: "Malissimo! Se vai avanti così……."
Offrire
consigli: "Se fossi in te…… Io al tuo posto farei…"
Minacciare
" Se non la smetti di piangerti addosso, vedrai come ti ridurrai….. Se la gente
scopre come sei davvero……."
Svalutare:
" Ma dai che ci sentiamo tutti così….. Il tuo non è l’unico
problema al mondo…."
Deridere:
"Ma va là che tra qualche ora non ci penserai più…"
Generalizzare: "Tutti dicono questo…Alla prima difficoltà dite tutti
così…."
Incalzare:
"E’ vero questo….Non sarà mica vero che…."
Imporre:
" Adesso basta…… Devi capire gli altri….."
Interpretare: "Provi questo perché stai crescendo…. Perché non ti
piace il tuo lavoro…
Distrarsi:
"Aspetta un attimo, pensavo una cosa..."
Cambiare
argomento: "Ti devo dire una cosa che non c’entra niente, che poi me
la dimentico..."
Fare
dell’umorismo: "Ma ti credi così importante…."
8 Dimensioni
dell’ascolto attivo o empatico
L’ascolto
empatico nella relazione d’aiuto in generale ma in particolare anche
nei colloqui che si svolgono individualmente con coloro che intendono
iscriversi a un corso serale o frequentare un modulo nei CTP è un
momento fondamentale per acquisire informazioni sugli orientamenti che
la persona esprime rispetto al proprio futuro, ma anche quali sistemi
valoriali invoca, come percepisce il rapporto consulente/docente-
utente, quale rappresentazione ha di sé e molto altro.
Un breve itinerario nelle tappe fondamentali delle dimensioni
dell’ascolto e un’esplorazione dei vari aspetti psicodinamici che
implica può risultare utile a ogni operatore scolastico, ma in
particolare a coloro che operano con gli adulti e le infinite difficoltà
di comunicazione che, soprattutto in fasi iniziali, si
presentano.
Il punto di
partenza di questo itinerario è la relazione. Cercando di instaurare
buone basi relazionali in realtà si creano anche forti ancoraggi ai
successivi contenuti che inevitabilmente passano sempre attraverso la
mediazione o traduzione dell’operatore culturale.
Quando una persona si esprime inevitabilmente rivela aspetti della
propria personalità e il seguente quadrato può esemplificare la
dimensione nella quale d si proietta un messaggio che inevitabilmente ha
quattro aspetti che sono già stati trattati nell' articolo
dedicato all'ascolto attivo di questa rubrica.
- contenuto
- appello
-
autorivelazione
- relazione
9 Strategie di
potenziamento delle abilità cognitive in un adulto
L'insegnante o
tutor che sia attento alle problematiche relazionali degli studenti e
voglia svolgere un'azione efficace, è spesso chiamato a lavorare o a
'collaborare' al rinforzo di tre aspetti psicologici dello studente, da
cui un'azione didattica efficace non può prescindere.
- Il primo
riguarda l'autostima dell'utente, spesso a bassa scolarità, con
trascorsi scolastici non felici, che può venire accresciuta e
riconfermata attraverso messaggi positivi dell'esistere e dell'essere
in grado di fare. Accogliere quindi una persona con cordialità,
salutarla, stringerle la mano, interessarsi a i suoi problemi e
incoraggiarla costantemente nel percorso di apprendimento, cercando di
sottolineare le tappe raggiunte, sottolineando i piccoli o grandi
progressi e le capacità che riuscirà ad acquisire. Un'altra arma
potente è il modellamento, ovvero il processo attraverso il
quale un insegnante 'agisce' un comportamento, dimostra cosa e come si
apprende: un metodo utile sia per insegnare competenze sociali sia per
far riflettere sui processi metacognitivi.
- Il secondo
aspetto riguarda l'autoefficacia che può essere enormemente
accresciuta nel riconoscersi capaci di svolgere compiti in modo
autonomo e di scegliere un ruolo attivo nel percorso di apprendimento.
Il docente deve valorizzare le modalità individuali di apprendimento e
utilizzare modalità cooperative di condivisione di risorse e di
codecisione.
- Il terzo
aspetto riguarda la motivazione del soggetto in apprendimento
che deve essere costantemente rinforzata. Le strategie
dell'apprendimento cooperativo sono estremamente efficaci nel
valorizzazione delle risorse individuali e a questo tema ho dedicato
un altro contributo che è già in rete, nella medesima rubrica sulle
competenze comunicative. Aggiungo tuttavia una scheda riepilogativa
sui vantaggi del cooperative learning:
- innalzamento
delle conoscenze del gruppo
-
maggiore
coinvolgimento dei soggetti più timidi o meno strutturati
- superamento
di pregiudizi e di barriere comunicative interpersonali
- acquisizione
di competenze sociali
- acquisizione
di competenze comunicative
- assunzione
di responsabilità rispetto ai propri obiettivi
- accresciuta
motivazione allo studio
- capacità di
trasferire le capacità cooperative in ambito extrascolastico.
-
valorizzazione delle risorse individuali (anche minime) e competenze
personali
Per quanto
riguarda il ruolo del docente nell'ambito dell'apprendimento
cooperativo, all'insegnante spettano compiti di: interdipendenza
positiva, uso delle competenze sociali revisione e controllo costante
del lavoro svolto.
10. Nuove tecnologie e
stili di apprendimento
Un'insegnante
chiese a un suo alunno dodicenne se fosse utile usare il computer per
costruire dei testi. Il ragazzo rispose: "Certo perché il computer non mi
interrompe mentre sto pensando, come invece fa lei…!!"
Quale impatto
ha l'interazione con le macchine sugli stili cognitivi e sulle strategie
d’apprendimento?
È una
problematica talmente vasta e complessa che gli stessi attori di questo
processo di innovazione si stanno interrogando su come lo scambio continuo
e il confronto sui metodi delle loro ricerche stia influenzando le
ricerche stesse… In altre parole in
quali modi diversi le persone usano lo stesso computer e lo stesso
programma?
E la seconda
domanda potrebbe essere: quali strategie di apprendimento possono aiutare
noi e i nostri studenti a interagire con profitto con le nuove tecnologie?
Cominciamo a
porre alcuni paletti, perimetrando come si usa dire adesso il campo
d'azione:
I vantaggi
delle nuove tecnologie sono innegabili, perché l'uso della multimedialità:
- aumenta la
motivazione, come si è visto dalla durata e dal grado di
interattività degli studenti con le macchine,
- facilita
l'apprendimento attivo ed esperienziale, per i contesti concreti e
le possibilità di simulazione che introduce,
- attua un
approccio centrato sul discente, grazie all'interattività e alla
possibilità di scelta, che può concentrarsi sul contenuto senza le
interferenze emotive negative o ansiogene,
- promuove
l'individualizzazione, cioè un percorso personalizzato, in
particolare rispettando i ritmi di apprendimento e gli stili
personali: ci sono gli studenti intuitivi e i sequenziali, gli
spaziali visivi e gli uditivi, ma la flessibilità delle proposte si
adatta ai vari stili rendendo l'apprendimento più produttivo,
- consente la
produzione di materiali e prodotti compartecipati, per i
quali vari studenti forniscono un contributo personale, ma nel cui
esito finale comunque riconoscono il proprio apporto,
- aumenta la
motivazione, come si è visto dalla durata e dal grado di
interattività degli studenti con le macchine,
- facilita
l'apprendimento attivo ed esperienziale, per i contesti concreti e
le possibilità di simulazione che introduce,
- attua un
approccio centrato sul discente, grazie all'interattività e alla
possibilità di scelta, che può concentrarsi sul contenuto senza le
interferenze emotive negative o ansiogene,
- promuove
l'individualizzazione, cioè un percorso personalizzato, in
particolare rispettando i ritmi di apprendimento e gli stili
personali: ci sono gli studenti intuitivi e i sequenziali, gli
spaziali visivi e gli uditivi, ma la flessibilità delle proposte si
adatta ai vari stili rendendo l'apprendimento più produttivo,
- consente la
produzione di materiali e prodotti compartecipati, per i quali
vari studenti forniscono un contributo personale, ma nel cui esito
finale comunque riconoscono il proprio apporto,
- promuove la
costruzione di nuove mappe cognitive, incoraggiando un
approccio esplorativo,
- consente
margini di creatività, di eseguire tagli, correzioni e
modifiche con grande velocità, di corredare il testo con
elaborazioni grafiche, sonore, secondo le possibilità combinatorie
ipertestuali.
Gli studiosi
comunque sottolineano anche un altro aspetto delle nuove tecnologie
applicate all’insegnamento: sono inevitabili e se per il momento
assistiamo affascinati all’uso di definizione ancora poco familiari,
quali: progettista educativo, Intelligent Tutoring system,
educational modelling, educational designer, Computer
assisted language, computer mediated communication
technology based instructional model, ecc., fra qualche tempo questi
item lessicali saranno di uso comune e le tecnologie diventeranno
invisibili, nel senso di strettamente integrate ai processi dell'imparare
e dell'insegnare, saranno semplicemente un’interfaccia utile, un
prolungamento abitudinario del nostro corpo, come la televisione, la
radio, il motorino o la macchina.
E’ sbagliato d’altro canto dare per scontato i benefici delle nuove
tecnologie: forse è opportuno chiedersi quali tipi di
tecnologie potenziano l’apprendimento e come, per quali tipi
di studenti, rispetto a quali contesti e a quali
obiettivi e con quali insegnanti.
Cioè riflettere non se si devono impiegare le tecnologie ma
come farlo e perché.
Il costruttivismo comunque postula tre principi:
La
conoscenza è prodotto di una costruzione attiva del
soggetto,
ha carattere
ancorato nel contesto concreto,
si svolge
attraverso particolari forme di collaborazione e negoziazione
sociale.
I modelli didattici
di impronta costruttivista mettono in risalto l'ambiente di apprendimento
rispetto all'istruzione come sequenza preordinabile, non aboliscono la
programmazione curriculare, ma spostano l'attenzione sulla varietà dei
supporti e dei dispositivi collaterali.
11 Come si manifestano
i diversi stili d’apprendimento nell’interazione con il computer?
Se guardiamo uno
studente alle prese con un programma di pratica linguistica che offre vari
esempi di frasi o di testi, anche con opzioni di scelta multipla,
probabilmente sarà una persona che predilige un apprendimento di tipo
induttivo (raccolgo dati, inferisco ipotesi e successivamente elaboro
la regola), chi invece ricorre a una sintesi grammaticale pronta sceglie
un approccio più deduttivo (costruisce il sistema esaminando le
regole esplicite e applicandole ai casi concreti).
Facendo un
esempio ancora più concreto di come le nuove tecnologie mettano in risalto
caratteristiche cognitive individuali possiamo ricorrere al modello di
Grecorc (1982) che illustra le seguenti quattro variabili:
|
Sequenziale
|
Casuale
|
|
Concreto
|
Astratto
|
L’incrocio fra i
due binomi opposti produce quattro alternative, ovvero quattro modi di
elaborare le informazioni e quindi anche modi diversi di apprendere.
I
sequenziali sono sistematici e lineari e quindi in un programma
possono cercare elenchi per categorie che quando sono improduttive spesso
vengono sostituite da strategie di ricerca più casuali e intuitive,
laddove per casuale si intende non caotico o disorganizzato, ma
organizzato in modo non lineare, non in una sequenza rigida
e determinata.
Esaminiamo quattro diversi stili in quattro diversi utenti.
Lo studente numero 1 comincia con esercitazioni programmate, usa la guida
on line e successivamente passa alla pratica indipendente.
E’ una persona concreta ma necessita anche di una struttura entro
la quale muoversi in modo ordinato, cioè sequenziale.
Il numero 2 non usa né il manuale né la dimostrazione: vuole muoversi
liberamente: ha bisogno di costruirsi la struttura mentale
dell’informazione, non avverte la necessità di usare esperienze
preconfezionate. Procede in modo casuale, anche concreto perché usa la
guida in linea. La sua modalità è’ concreta e casuale.
Il numero 3 all’inizio si affida alla dimostrazione con una terza persona
e poi passa alla pratica personale. Comincia con l’osservare gli altri,
costruendosi un’idea basata sull’osservazione. Solo dopo essersi fatto
un’idea, passa alla pratica. Il suo metodo è astratto e casuale.
Il quarto studente preferisce approcci ordinati e sistematici. Per prima
cosa consulta il manuale, perché ha bisogno di una struttura ordinata e
organizzata; è attirato dalle esercitazioni programmate, successivamente
passa alla pratica individuale sempre con il manuale accanto nel quale sa
di poter reperire le risposte che servono ma anche il contesto generale
del discorso. Gli interessa non solo il come ma anche il perché, è dunque
uno studente astratto e sequenziale.
Se lo strumento è dunque flessibile anche lo studente può migliorare la
sua flessibilità per affrontare compiti complessi e multiformi e
familiarizzarsi con modalità che inizialmente gli sono meno congeniali, ma
che successivamente scopre utili e produttive.
La metafora
della navigazione o del surfing rimanda alla capacità di sapersi
orientare, di leggere le mappe dei siti, di riconoscere segnali culturali:
di gestire la complessità di un iper-iper-iper-testo, cioè della rete che
riflette la complessità della realtà e della conoscenza della realtà.
Questo modo di
rappresentare la conoscenza si avvicina la modo in cui la conoscenza si
struttura nella nostra mente: per connessioni e collegamenti che si
evolvono in continuazione ristrutturando il sistema delle conoscenze e dei
ricordi.
La navigazione
inoltre richiede una stretta integrazione fra:
- strategie
cognitive di ricerca di informazioni per esempio strategie di
lettura rapida e selettiva i famosi skimming e scanning
- e strategie
metacognitive, ovvero di giudizio e di interpretazione critica.
Pianificazione e
controllo in una ricerca on line o off-line, asincrona (non in linea)
tendono a fondersi, ma particolarmente nella ricerca in rete le
strategie di ricerca e le strategie di valutazione avvengono in tempo
reale, dati i costi dei collegamenti e questo significa che accanto alle
strategie tradizionali di decodificazione e di comprensione dei testi,
occorre sviluppare strategie simultanee di esplorazione e di
interpretazione critica delle risorse (Luciano Mariani, 2000 - Warshauuer
e Healey 1998).
I generi testuali
disponibili in rete sono organizzati visivamente in modo diverso da quelli
disponibili in biblioteca e quindi ci sono nuove relazioni fra verbale e
non verbale, nuovi tipi di organizzazione testuale e quindi nuove
convenzioni retoriche.
Un altro
aspetto è rappresentato dalla memoria che comunque può avvalersi degli
aspetti sinestesici, dell’interattività fra visivo, uditivo e cinestesico:
c’è chi impara vedendo, chi ascoltando, chi facendo.
Un ulteriore
aspetto è la capacità delle nuove tecnologie di rappresentare un
interlocutore metacognitivo rispetto all’utente. I cosidetti
Intelligent Tutoring System o ITS sono delle reti di computer che
possono assistere l’utente nel suo processo decisionale e gestionale,
fornendo feedback di tipo lessicale o grammaticale.
I programmatori
stanno cercando di dotare questi sistemi di competenze sociolinguistiche,
in grado di diagnosticare i problemi dell’utente e adattare il programma.
12 Storia della
Formazione a distanza
Nella formazione a
distanza si sono succedute varie fasi di sviluppo.
- Una prima fase è
stata caratterizzata da materiali di tipo cartaceo e forse qualcuno
ricorda i corsi di Radioelettra Torino.
- Una seconda fase
da materiali audio e video in cassetta.
- La formazione a
distanza supportata dal computer definita CTB Computer Based Training,
caratterizzata dall’uso del computer che si interfaccia con l’umano
sfruttando tutte le possibili interazioni multimediali (audio, video
CDR-Rom).
- La formazione a
distanza supportata da internet (WTB Web Based Training) è infine
la forma più evoluta che utilizza internet come canale di comunicazione
preferenziale e come fonte primaria di reperimento di informazioni.
Anche Rai
Educational con i suoi programmi via satellite o le trasmissioni educative
sono da molti considerate modalità di FaD che tuttavia mancano del
fondamentale requisito: l'interattività.
L’ODL – Open
Distance learning è universalmente riconosciuta come sigla
portabandiera della formazione a distanza. I primi corsi ODL furono
sperimentati in Australia negli anni ’60 utilizzando anche ponti radio. I
paesi di lingua inglese sono stati i primi a condividere problemi derivati
sia da bacini di utenza scolastica molto ampi e con difficoltà di
trasporto (Canada, Australia, U.S.A), sia per l’uso di una comune lingua
veicolare si sono attivati con largo anticipo rispetto ai paesi europei e
attualmente l’offerta di formazione a distanza è qualitativamente e
quantitativamente impressionante.
In genere
alcuni criteri distintivi delle varie agenzie di formazione sono: la
filosofia dell’ente, l’utenza a cui si rivolge, l’offerta formativa, le
metodologie utilizzate, i supporti formativi forniti, le certificazioni in
uscita. Importanti sono anche parametri come la grafica, la chiarezza dei
termini, la flessibilità e le possibilità interattive.
Fra le
esperienze più interessanti nella scena italiana:
Learning one
line (Dipartimento di scienze dell’educazione e della Formazione
dell’Università di Torino si presenta come il "primo ed unico
istituto di formazione universitaria a distanza in Europa in grado di
assistere gli studenti nella preparazione degli esami direttamente a casa
e in modo interattivo utilizzando un metodo innovativo di insegnamento a
distanza dal vivo: il Live Distance Learning.
L'Isfol:
Sistema Orfeo e Educazione degli Adulti, nell'area di ricerca sistemi
informativi ( http://www.isfol.it/ ).
Il consorzio
universitario Nettuno (
http://nettuno.stm.it/ )
L’elenco dei corsi
gestiti dalla britannica Open University si possono reperire nel sito
http://www.open.ac.uk/OU/Addresses.htlm
Le caratteristiche
che connotano un sistema di FaD sono:
distanza
fra chi eroga la didattica e l'utente
organismo
formativo che supporta il percorso e organizza i materiali e
struttura gli interventi, la valutazione in progress e la
certificazione finale
autoapprendimento del soggetto in formazione che decide i propri
ritmi, il tempo da dedicare al percorso,
flessibilità
del percorso in termini di suddivisione in moduli, e
interattività,
ambiente
multimediale, non lineare, ricco di informazioni grafiche, visive,
sonore.
13 Vantaggi
psicologici
Molte persone
provano un certo imbarazzo iniziale ad accettare il concetto di ‘distanza
elettronica’, ma un bravo tutor può aiutarle a superare questa fase
iniziale che di solito è legata ad una scarsa dimestichezza con
l’informatica. Alcune grandi agenzie di formazioni hanno invece registrato
un dato largamente positivo rispetto al completamento del percorso: non
possiamo come già detto precedentemente avvalerci di dati o di rilevazioni
statistiche perché essendo molte di queste agenzie private, si può
ritenere che le altissime percentuali di studenti che completano i corsi a
distanza rispetto ai normali corsi in sede abbiano lo scopo della
pubblicità. All’estero tuttavia i risultati vanno nella stessa direzione,
con alcuni dati accessori estremamente interessanti.
C'è chi riesce
a trovare soluzioni più creative e coinvolgere gli esperti attraverso un
dialogo elettronico: sembra infatti che nella comunità virtuale l’utente
abbandoni spesso timidezza o remore di ‘esporsi’ troppo e di fare brutta
figura e si sentendosi più partecipe e coinvolto, spesso appare più
aggressivo perché pareteticamente coinvolto. Pari fra pari, responsabile
delle sue decisioni e delle sue emozioni; non a caso si parla del peer
tutoring in rete.
Il dialogo a
distanza può aiutare a creare un nuovo senso di comunità che poggia su
valori di condivisione e anche su larghi margini di solidarietà.
Soprattutto i più giovani danno per scontato che si possano fare nuove
amicizie on line avere contatti attraverso lo schermo con persone
fisicamente sconosciute, ma delle quali si riescono comunque a
interpretare pensieri ed emozioni.
Lucia Cucciarelli
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