| Il gruppo di lavoro n° 4
ha fornito, a conclusione dei lavori, i contributi che seguono
Alcune note a commento
(a cura di Giulia Antonelli, Regione Emilia Romagna)
Il documento che segue è la
sintesi delle considerazioni che il gruppo sulle "certificazioni
possibili nell'EdA", ha elaborato nel corso del seminario per la
formazione integrata di operatori e docenti della formazione e
dell'istruzione, finalizzata all'Educazione degli Adulti.
A commento e sottolineatura dello stesso e per ampliare il dibattito, si
offrono le considerazioni che seguono.
L'EdA è una filiera formativa fortemente innovativa, come dichiarato nei
documenti che l'hanno istituita e come perseguito dalla direttiva n° 22;
un canale che amplia le opportunità di rafforzare e mantenere le
competenze adeguate alle richieste del mercato e soprattutto alle
sollecitazioni dell'ambiente sociale, per tutti coloro che, a vario
titolo, non sono in condizioni di competitività professionale, sociale e
culturale.
L'Educazione degli adulti chiude il circuito virtuoso del lifelong
learning e rende concreta la possibilità di capitalizzare
progressivamente le acquisizioni di abilità, competenze e conoscenze,
maturate nel corso della vita sia attraverso esperienze formali ed
informali, sia nella attività lavorativa.
Il concetto stesso di competenza assume valenza olistica, riferita cioè
al soggetto nella sua complessità di individuo, cittadino, lavoratore e
non soltanto assunta strumentalmente per definire il mancato possesso di
un qualsiasi titolo a corso legale.
Pertanto tutta la strumentazione legislativa e regolamentativa ha teso a
studiare dispositivi atti a rendere fruibile una offerta formativa
integrata e molteplice, da parte di target differenziati per esigenze e
composizione. Strumenti che non possono dunque essere pensati solo per i
pubblici tradizionali dei Centri territoriali, ma che ricomprendono
l'intero significato dell'education come sistema:
- offerta individualizzata,
- accreditamento delle competenze quale riconoscimento dei crediti
posseduti;
- certificazione delle competenze in esito ai percorsi;
- attestazione delle competenze acquisite in itinere;
- capitalizzazione delle acquisizioni per successive integrazioni della
professionalità raggiunta;
- possibilità concreta di passerelle fra sistemi per il mutuo
riconoscimento;
- abbreviazione dei percorsi tradizionali sulla base dei crediti
riconosciuti come validi e coerenti.
La modalità integrata deve poi consentire una strada nuova e
percorribile perché tali modalità siano fruibili dai diversi target
adulti, in maniera diversa da quanto ogni singolo sistema già applica
all'interno delle proprie regole.
La forza dell'integrazione consiste infatti non solo nel fornire lo
stock di conoscenze e competenze proprie alla società, ma anche nella
capacità fornita agli individui di elaborarle, riprodurle, innovarle, di
fronte alle mutazioni dell'ambiente esterno.
Non si danno solo titoli per progredire nella carriera, ma opportunità
di mantenere inalterato il capitale di competenze socio-economiche
fondamentali in una società che sta transitando verso un nuovo modello
di riferimento: da un sistema storico, centrato sul solo riferimento non
individuale del profilo professionale tipo ad un sistema che cerca di
occuparsi della specificità degli individui "clienti", attraverso il
nuovo paradigma della competenza.
L'EdA promuove e sostiene l'elaborazione di una strategia personale di
accesso cosciente alle occasioni di apprendimento durante tutto l'arco
della vita e l'atto di riconoscimento non è solo riducibile ad una
"misura" dei fabbisogni, ma acquisisce anche un valore di identità,
risorsa chiave per porsi attivamente nei confronti della società.
Tuttavia, nonostante il lifelong learning sia diventato un
riferimento per le politiche educative, forte è ancora l'idea che, se si
porta a termine il proprio percorso dopo il tempo standard previsto, ci
si colloca più sul versante dei falliti che dei vincenti. Da qui
l'importanza cruciale del riconoscimento e della valorizzazione delle
acquisizioni che derivano dall' "informal learning", soprattutto
per le fasce deboli, per le quali, spesso, esse costituiscono l'unica
risorsa disponibile.
Ciò significa "occuparsi", "incaricarsi" delle esigenze di colui che
apprende, a partire dalla "rimessa in valore" degli acquis
di cui è portatore, fino alla personalizzazione delle modalità di
realizzazione del servizio educativo/formativo, coerentemente con i
vincoli fisici, psicologici, temporali, sociali che lo caratterizzano
rispetto all'apprendimento.
Il diritto al lifelong learning comincia con il riconoscimento pieno
dell'individuo in quanto tale. Per ottenere questa rivoluzione
concettuale è essenziale che i sistemi imparino a dialogare ed a mettere
in relazione i propri strumenti, senza barricarsi dietro regole che
nelle pieghe consentono una qualche elasticità (Progetto Sirio), ma che
non sono né generalizzabili, né a matrice comune, bensì riflettono
l'atomizzazione di spontaneismo o volontarismo che fino ad oggi ha
costituito la realtà delle "buone pratiche", ormai giunta al capolinea.
Gli strumenti messi a punto per l'EdA devono travalicare quelli
esistenti, sperimentandoli per poi integrarli e perfezionarli, non
devono essere di ostacolo al passaggio da una pedagogia direttiva (il
processo centrato sul formatore come portatore del sapere) ad una
pedagogia negoziale ( il processo è centrato sul soggetto che deve - e
vuole - apprendere), pur passando attraverso la possibile acquisizione
dei tradizionali titoli a corso legale.
Se le regole esistenti per l'individualizzazione dei percorsi, la loro
abbreviazione tramite la valorizzazione e capitalizzazione degli
acquis personali valgono solo per alcuni target e non per altri,
all'interno di un sistema e non di un altro, se hanno possibilità di
valere solo in assenza di regole forti o di vincoli esistenti, allora
tutta la scommessa che il sistema dell'education riesca a realizzare la
produzione della società anziché la società della produzione, risulterà
monca. Si sollecita pertanto il Comitato Nazionale per l'EdA a prendere
atto delle contraddizioni normative tuttora esistenti, che spesso
forniscono alibi per raffreddare la sperimentazione, e ad approntare i
correttivi necessari affinché lo spirito della normativa EdA influenzi
anche e soprattutto gli Istituti di II grado e non limiti il suo
potenziale ai target più marginali, così come si evince dal documento
che segue.
Rimini, 20 aprile 2001
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La certificazione testé
analizzata (allegato B alla nuova direttiva ministeriale n. 22/2001:
Dispositivo di certificazione e documentazione dei percorsi di
educazione permanente degli adulti) è di faticosa applicazione nel
sistema di Istruzione della Scuola Media di 2° grado.
Essa appare meglio applicabile a percorsi brevi o comunque strutturati
in modo diverso rispetto alla scuola superiore.
Si riportano alcuni casi concreti per meglio esemplificare il senso
delle affermazioni fatte.
Prendiamo il caso reale, e veramente assai frequente, di un adulto che
rientra nel sistema dell'istruzione al fine di conseguire un diploma di
scuola media superiore che gli consenta una progressione di carriera
professionale per la quale è essenziale il titolo di studio a valore
legale attualmente in vigore nel nostro Paese. Il nostro virtuale
studente è in possesso di licenza media, ha frequentato brevi corsi (non
istituzionali) di informatica ed inglese ed ha acquisito in ambito
lavorativo competenze, leggermente superiori a quelle di base, in
italiano, storia e diritto. Al momento dell'iscrizione, dopo aver
espletato le formalità previste dalla normativa del MPI, (riconoscimento
automatico dei crediti formali e, previo accertamento, di quelli
informali) lo studente viene ammesso alla frequenza della classe II° con
il riconoscimento dei moduli relativi alle discipline già svolte
(limitatamente alla classe I°) ed il debito nelle altre materie. Durante
l'anno scolastico lo studente dovrà recuperare in modo autonomo ( o con
l'aiuto in forma pseudo-volontaria dei docenti) le materie per le quali
gli è stato assegnato il debito. In ogni caso detto recupero non potrà
occupare ore del curriculum tradizionale. ( Si ricorda che le ore di
lezione settimanali sono circa 30 e che gli studenti sono anche
lavoratori).
I parametri di confronto fra le competenze acquisite in modo informale e
quelle richieste dal curriculum tradizionale sono stabilite
preventivamente da ciascun consiglio di classe e ciò comporta una grande
diversificazione a seconda del tipo di Istituto scolastico.
Spesso le scuole superiori tendono a facilitare l'abbreviazione del
corso di studi, cercando di ridurlo da cinque a tre/quattro anni, ma
l'unica soluzione possibile è il sostenimento dell'esame di idoneità
alla classe successiva che però comporta necessariamente la promozione
in tutte le materie di quella precedente oltre, ovviamente al
conseguimento della sufficienza in tutte le materie d'esame.
Mentre gli studenti che frequentano regolarmente il corso di studi
possono portare fino alla classe quinta uno o più debiti formativi, agli
studenti che tentano l'abbreviazione ciò non è consentito.
Se prendiamo in considerazione un altro caso reale, cioè quello di uno
studente già diplomato che desidera conseguire un secondo titolo di
studio di secondaria superiore, avremo quasi certamente il
riconoscimento dei crediti in tutte le materie comuni ai due indirizzi
di studi, ma anche il debito in tutte le discipline di indirizzo a
partire dal programma della classe prima. Difficilmente verrà ammesso
alla frequenza di una classe superiore alla terza, pur con il credito
(spesso accompagnato dall'esonero dalle lezioni) delle materie comuni.
Si porrà inoltre il problema dell'esame di Stato perché attualmente la
normativa prevede che debba essere sostenuto nella sua totalità. Anche
se questo secondo studente virtuale ha ottenuto dal consiglio di classe
l'esonero dalla frequenza nelle materie comuni dovrà ugualmente
sostenere le prove d'esame previste (prima, terza prova e colloquio in
tutte le discipline, con la sola eccezione del progetto Sirio che
consente l'esonero di parte della terza prova e del colloquio, ma non
della prova scritta di italiano).
In realtà gli studenti che si trovano in questa condizione rinunciano a
chiedere il riconoscimento del credito del quinto anno perché a distanza
di tempo dal conseguimento del primo diploma, non sono in grado di
ripetere una prova d'esame così impegnativa senza aver rivisto gli
argomenti essenziali.
La grande flessibilità che la Regione auspica, trova molte difficoltà
applicative sia per la normativa esistente che per realtà contingenti e
di organizzazione scolastica.
Non va dimenticato infatti che l'utenza della scuola superiore è
costituita da lavoratori che difficilmente possono dedicare alla scuola
periodi di tempo antecedenti le ore 18,30 e che l'orario scolastico
strutturato per 30 ore settimanali, lascia ben pochi margini di manovra.
Si cerca infatti di far terminare le lezioni almeno alle 23,30 per
permettere a tutti qualche ora di riposo notturno.
Si ritiene che sarebbe opportuna la costituzione di un tavolo di lavoro
che preveda la presenza di esperti della Scuola e della Regione, con
delega delle rispettive Istituzioni, al fine di trovare percorsi
condivisibili.
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LE
CERTIFICAZIONI POSSIBILI
Il gruppo è partito dal
confronto dei diversi metodi e linguaggi che caratterizzano le
attestazioni rilasciate, nel contesto dell'istruzione e della
formazione, a fronte di percorsi formativi, per evidenziarne logiche di
integrazione piuttosto che di sovrapposizione.
La scuola è più legata ad un processo di attestazione della frequenza,
del profitto, dell'acquisizione del "sapere"; mentre la formazione,
soprattutto alla luce delle innovazioni legislative e di sistema
ultimamente introdotte, ha differenziato le attestazioni rilasciabili
secondo la modalità di:
* Dispositivi di accreditamento delle competenze in ingresso (di
prima parte)
* Dispositivi di certificazione o dichiarazione (di seconda e
terza parte)
* Dispositivi di registrazione (il Portfolio)
L'istruzione d'altra parte
è più attenta alle possibilità di traduzione delle conoscenze acquisite
in un ambito scolastico in altro di differente grado, per dare
operatività alle passerelle (libretto formativo, dello studente, ecc.)
Probabilmente le due modalità vanno integrate, per raggiungere un
sistema di valorizzazione del percorso formativo, culturale e di
professionalizzazione dell'individuo. Rimangono aperti i seguenti
problemi:
1. A chi spetta l'onere della compilazione: l'insegnante deve essere
motivato, formato e pagato per questo o occorre formare ruoli specifici,
come nella formazione in cui la figura del coordinatore o del tutor
supportano l'operatore.
2. A chi spetta il compito politico di dare valore di scambio alle
certificazioni (tavoli di concertazione? Protocolli d'intesa?)
3. I dispositivi di prima parte sono i più delicati: non devono
catalogare l'individuo, ma valorizzarne le acquisizioni presenti in un
momento x: a chi l'autority di stabilirne i parametri quantitativi sulla
base dei quali conteggiare gli sconti? Come i bilanci di competenza
possono aiutare a comprendere l'individuo nella sua interezza, senza che
tale modalità sia imposta o avvertita dal soggetto come intrusiva?
4. Prima le certificazioni o prima le modalità didattiche integrate per
gestire i percorsi in modo confrontabile? Cioè: vengono prima UFC e UDA
o prima le attestazioni possibili?
Il gruppo qualche idea l'ha espressa, ma intende lasciare aperti questi
interrogativi, affinché dall'integrazione istituzionale possa emergere
la condivisione politica sulla base della quale i tecnici possano
trovare operatività.
Sono emerse delle divergenze tra i diversi ordini di scuola in merito
sia alla certificazione che al riconoscimento dei crediti, ciò che è
valido per i corsi serali della scuola media superiore risulta forzato
ed eccessivo per i CTP, a giusta ragione però, visti anche i bisogni e
le esigenze di ciascuno. E' un problema in ogni caso aperto, perché
bisogna costruire un sistema tra CTP e formazione professionale, ma
anche e soprattutto tra i CTP e Scuola Superiore avviando le famose
passerelle.
Per essere fattivo, il gruppo si è cimentato nella compilazione del
certificato EDA (scaricabile in formato zippato), di cui si è
fatta disamina; del Portfolio, quale elemento aggiuntivo ai percorsi
integrati per la spendibilità esterna della professionalità raggiunta
dal soggetto, purtroppo non si è fatto in tempo a compilare nessuna
delle parti per mancanza di tempo.
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