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Cronologia delle iniziative dell'EdA in Emilia Romagna

 

ANNO 2001

 

Seminario regionale di formazione dei formatori
per l'Educazione degli Adulti 
Rimini, Hotel Bellevue
19 - 20 - 21 aprile 2001

 

Gruppo di lavoro n° 4, coordinato da Giulia Antonelli e Francesco Totaro

Le attestazioni possibili in esito nell'EdA

Il gruppo di lavoro n° 4 ha fornito, a conclusione dei lavori, i contributi che seguono

Alcune note a commento (a cura di Giulia Antonelli, Regione Emilia Romagna)

Il documento che segue è la sintesi delle considerazioni che il gruppo sulle "certificazioni possibili nell'EdA", ha elaborato nel corso del seminario per la formazione integrata di operatori e docenti della formazione e dell'istruzione, finalizzata all'Educazione degli Adulti.
A commento e sottolineatura dello stesso e per ampliare il dibattito, si offrono le considerazioni che seguono.
L'EdA è una filiera formativa fortemente innovativa, come dichiarato nei documenti che l'hanno istituita e come perseguito dalla direttiva n° 22; un canale che amplia le opportunità di rafforzare e mantenere le competenze adeguate alle richieste del mercato e soprattutto alle sollecitazioni dell'ambiente sociale, per tutti coloro che, a vario titolo, non sono in condizioni di competitività professionale, sociale e culturale.
L'Educazione degli adulti chiude il circuito virtuoso del lifelong learning e rende concreta la possibilità di capitalizzare progressivamente le acquisizioni di abilità, competenze e conoscenze, maturate nel corso della vita sia attraverso esperienze formali ed informali, sia nella attività lavorativa.
Il concetto stesso di competenza assume valenza olistica, riferita cioè al soggetto nella sua complessità di individuo, cittadino, lavoratore e non soltanto assunta strumentalmente per definire il mancato possesso di un qualsiasi titolo a corso legale.
Pertanto tutta la strumentazione legislativa e regolamentativa ha teso a studiare dispositivi atti a rendere fruibile una offerta formativa integrata e molteplice, da parte di target differenziati per esigenze e composizione. Strumenti che non possono dunque essere pensati solo per i pubblici tradizionali dei Centri territoriali, ma che ricomprendono l'intero significato dell'education come sistema:
- offerta individualizzata,
- accreditamento delle competenze quale riconoscimento dei crediti posseduti;
- certificazione delle competenze in esito ai percorsi;
- attestazione delle competenze acquisite in itinere;
- capitalizzazione delle acquisizioni per successive integrazioni della professionalità raggiunta;
- possibilità concreta di passerelle fra sistemi per il mutuo riconoscimento;
- abbreviazione dei percorsi tradizionali sulla base dei crediti riconosciuti come validi e coerenti.

La modalità integrata deve poi consentire una strada nuova e percorribile perché tali modalità siano fruibili dai diversi target adulti, in maniera diversa da quanto ogni singolo sistema già applica all'interno delle proprie regole.
La forza dell'integrazione consiste infatti non solo nel fornire lo stock di conoscenze e competenze proprie alla società, ma anche nella capacità fornita agli individui di elaborarle, riprodurle, innovarle, di fronte alle mutazioni dell'ambiente esterno.
Non si danno solo titoli per progredire nella carriera, ma opportunità di mantenere inalterato il capitale di competenze socio-economiche fondamentali in una società che sta transitando verso un nuovo modello di riferimento: da un sistema storico, centrato sul solo riferimento non individuale del profilo professionale tipo ad un sistema che cerca di occuparsi della specificità degli individui "clienti", attraverso il nuovo paradigma della competenza.
L'EdA promuove e sostiene l'elaborazione di una strategia personale di accesso cosciente alle occasioni di apprendimento durante tutto l'arco della vita e l'atto di riconoscimento non è solo riducibile ad una "misura" dei fabbisogni, ma acquisisce anche un valore di identità, risorsa chiave per porsi attivamente nei confronti della società. Tuttavia, nonostante il lifelong learning sia diventato un riferimento per le politiche educative, forte è ancora l'idea che, se si porta a termine il proprio percorso dopo il tempo standard previsto, ci si colloca più sul versante dei falliti che dei vincenti. Da qui l'importanza cruciale del riconoscimento e della valorizzazione delle acquisizioni che derivano dall' "informal learning", soprattutto per le fasce deboli, per le quali, spesso, esse costituiscono l'unica risorsa disponibile.
Ciò significa "occuparsi", "incaricarsi" delle esigenze di colui che apprende, a partire dalla "rimessa in valore" degli acquis di cui è portatore, fino alla personalizzazione delle modalità di realizzazione del servizio educativo/formativo, coerentemente con i vincoli fisici, psicologici, temporali, sociali che lo caratterizzano rispetto all'apprendimento.
Il diritto al lifelong learning comincia con il riconoscimento pieno dell'individuo in quanto tale. Per ottenere questa rivoluzione concettuale è essenziale che i sistemi imparino a dialogare ed a mettere in relazione i propri strumenti, senza barricarsi dietro regole che nelle pieghe consentono una qualche elasticità (Progetto Sirio), ma che non sono né generalizzabili, né a matrice comune, bensì riflettono l'atomizzazione di spontaneismo o volontarismo che fino ad oggi ha costituito la realtà delle "buone pratiche", ormai giunta al capolinea.
Gli strumenti messi a punto per l'EdA devono travalicare quelli esistenti, sperimentandoli per poi integrarli e perfezionarli, non devono essere di ostacolo al passaggio da una pedagogia direttiva (il processo centrato sul formatore come portatore del sapere) ad una pedagogia negoziale ( il processo è centrato sul soggetto che deve - e vuole - apprendere), pur passando attraverso la possibile acquisizione dei tradizionali titoli a corso legale.
Se le regole esistenti per l'individualizzazione dei percorsi, la loro abbreviazione tramite la valorizzazione e capitalizzazione degli acquis personali valgono solo per alcuni target e non per altri, all'interno di un sistema e non di un altro, se hanno possibilità di valere solo in assenza di regole forti o di vincoli esistenti, allora tutta la scommessa che il sistema dell'education riesca a realizzare la produzione della società anziché la società della produzione, risulterà monca. Si sollecita pertanto il Comitato Nazionale per l'EdA a prendere atto delle contraddizioni normative tuttora esistenti, che spesso forniscono alibi per raffreddare la sperimentazione, e ad approntare i correttivi necessari affinché lo spirito della normativa EdA influenzi anche e soprattutto gli Istituti di II grado e non limiti il suo potenziale ai target più marginali, così come si evince dal documento che segue.

Rimini, 20 aprile 2001

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La certificazione testé analizzata (allegato B alla nuova direttiva ministeriale n. 22/2001: Dispositivo di certificazione e documentazione dei percorsi di educazione permanente degli adulti) è di faticosa applicazione nel sistema di Istruzione della Scuola Media di 2° grado.
Essa appare meglio applicabile a percorsi brevi o comunque strutturati in modo diverso rispetto alla scuola superiore.
Si riportano alcuni casi concreti per meglio esemplificare il senso delle affermazioni fatte.
Prendiamo il caso reale, e veramente assai frequente, di un adulto che rientra nel sistema dell'istruzione al fine di conseguire un diploma di scuola media superiore che gli consenta una progressione di carriera professionale per la quale è essenziale il titolo di studio a valore legale attualmente in vigore nel nostro Paese. Il nostro virtuale studente è in possesso di licenza media, ha frequentato brevi corsi (non istituzionali) di informatica ed inglese ed ha acquisito in ambito lavorativo competenze, leggermente superiori a quelle di base, in italiano, storia e diritto. Al momento dell'iscrizione, dopo aver espletato le formalità previste dalla normativa del MPI, (riconoscimento automatico dei crediti formali e, previo accertamento, di quelli informali) lo studente viene ammesso alla frequenza della classe II° con il riconoscimento dei moduli relativi alle discipline già svolte (limitatamente alla classe I°) ed il debito nelle altre materie. Durante l'anno scolastico lo studente dovrà recuperare in modo autonomo ( o con l'aiuto in forma pseudo-volontaria dei docenti) le materie per le quali gli è stato assegnato il debito. In ogni caso detto recupero non potrà occupare ore del curriculum tradizionale. ( Si ricorda che le ore di lezione settimanali sono circa 30 e che gli studenti sono anche lavoratori).
I parametri di confronto fra le competenze acquisite in modo informale e quelle richieste dal curriculum tradizionale sono stabilite preventivamente da ciascun consiglio di classe e ciò comporta una grande diversificazione a seconda del tipo di Istituto scolastico.
Spesso le scuole superiori tendono a facilitare l'abbreviazione del corso di studi, cercando di ridurlo da cinque a tre/quattro anni, ma l'unica soluzione possibile è il sostenimento dell'esame di idoneità alla classe successiva che però comporta necessariamente la promozione in tutte le materie di quella precedente oltre, ovviamente al conseguimento della sufficienza in tutte le materie d'esame.
Mentre gli studenti che frequentano regolarmente il corso di studi possono portare fino alla classe quinta uno o più debiti formativi, agli studenti che tentano l'abbreviazione ciò non è consentito.
Se prendiamo in considerazione un altro caso reale, cioè quello di uno studente già diplomato che desidera conseguire un secondo titolo di studio di secondaria superiore, avremo quasi certamente il riconoscimento dei crediti in tutte le materie comuni ai due indirizzi di studi, ma anche il debito in tutte le discipline di indirizzo a partire dal programma della classe prima. Difficilmente verrà ammesso alla frequenza di una classe superiore alla terza, pur con il credito (spesso accompagnato dall'esonero dalle lezioni) delle materie comuni. Si porrà inoltre il problema dell'esame di Stato perché attualmente la normativa prevede che debba essere sostenuto nella sua totalità. Anche se questo secondo studente virtuale ha ottenuto dal consiglio di classe l'esonero dalla frequenza nelle materie comuni dovrà ugualmente sostenere le prove d'esame previste (prima, terza prova e colloquio in tutte le discipline, con la sola eccezione del progetto Sirio che consente l'esonero di parte della terza prova e del colloquio, ma non della prova scritta di italiano).
In realtà gli studenti che si trovano in questa condizione rinunciano a chiedere il riconoscimento del credito del quinto anno perché a distanza di tempo dal conseguimento del primo diploma, non sono in grado di ripetere una prova d'esame così impegnativa senza aver rivisto gli argomenti essenziali.
La grande flessibilità che la Regione auspica, trova molte difficoltà applicative sia per la normativa esistente che per realtà contingenti e di organizzazione scolastica.
Non va dimenticato infatti che l'utenza della scuola superiore è costituita da lavoratori che difficilmente possono dedicare alla scuola periodi di tempo antecedenti le ore 18,30 e che l'orario scolastico strutturato per 30 ore settimanali, lascia ben pochi margini di manovra.
Si cerca infatti di far terminare le lezioni almeno alle 23,30 per permettere a tutti qualche ora di riposo notturno.
Si ritiene che sarebbe opportuna la costituzione di un tavolo di lavoro che preveda la presenza di esperti della Scuola e della Regione, con delega delle rispettive Istituzioni, al fine di trovare percorsi condivisibili.

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LE CERTIFICAZIONI POSSIBILI

Il gruppo è partito dal confronto dei diversi metodi e linguaggi che caratterizzano le attestazioni rilasciate, nel contesto dell'istruzione e della formazione, a fronte di percorsi formativi, per evidenziarne logiche di integrazione piuttosto che di sovrapposizione.
La scuola è più legata ad un processo di attestazione della frequenza, del profitto, dell'acquisizione del "sapere"; mentre la formazione, soprattutto alla luce delle innovazioni legislative e di sistema ultimamente introdotte, ha differenziato le attestazioni rilasciabili secondo la modalità di:
* Dispositivi di accreditamento delle competenze in ingresso (di prima parte)
* Dispositivi di certificazione o dichiarazione (di seconda e terza parte)
* Dispositivi di registrazione (il Portfolio)

L'istruzione d'altra parte è più attenta alle possibilità di traduzione delle conoscenze acquisite in un ambito scolastico in altro di differente grado, per dare operatività alle passerelle (libretto formativo, dello studente, ecc.)
Probabilmente le due modalità vanno integrate, per raggiungere un sistema di valorizzazione del percorso formativo, culturale e di professionalizzazione dell'individuo. Rimangono aperti i seguenti problemi:
1. A chi spetta l'onere della compilazione: l'insegnante deve essere motivato, formato e pagato per questo o occorre formare ruoli specifici, come nella formazione in cui la figura del coordinatore o del tutor supportano l'operatore.
2. A chi spetta il compito politico di dare valore di scambio alle certificazioni (tavoli di concertazione? Protocolli d'intesa?)
3. I dispositivi di prima parte sono i più delicati: non devono catalogare l'individuo, ma valorizzarne le acquisizioni presenti in un momento x: a chi l'autority di stabilirne i parametri quantitativi sulla base dei quali conteggiare gli sconti? Come i bilanci di competenza possono aiutare a comprendere l'individuo nella sua interezza, senza che tale modalità sia imposta o avvertita dal soggetto come intrusiva?
4. Prima le certificazioni o prima le modalità didattiche integrate per gestire i percorsi in modo confrontabile? Cioè: vengono prima UFC e UDA o prima le attestazioni possibili?
Il gruppo qualche idea l'ha espressa, ma intende lasciare aperti questi interrogativi, affinché dall'integrazione istituzionale possa emergere la condivisione politica sulla base della quale i tecnici possano trovare operatività.
Sono emerse delle divergenze tra i diversi ordini di scuola in merito sia alla certificazione che al riconoscimento dei crediti, ciò che è valido per i corsi serali della scuola media superiore risulta forzato ed eccessivo per i CTP, a giusta ragione però, visti anche i bisogni e le esigenze di ciascuno. E' un problema in ogni caso aperto, perché bisogna costruire un sistema tra CTP e formazione professionale, ma anche e soprattutto tra i CTP e Scuola Superiore avviando le famose passerelle.
Per essere fattivo, il gruppo si è cimentato nella compilazione del certificato EDA (scaricabile in formato zippato), di cui si è fatta disamina; del Portfolio, quale elemento aggiuntivo ai percorsi integrati per la spendibilità esterna della professionalità raggiunta dal soggetto, purtroppo non si è fatto in tempo a compilare nessuna delle parti per mancanza di tempo.

 

 

 

Rimini Aprile 2001